Ispezioni della Asl nelle aziende: il pm chiede condanne per 18 anni

L’accusa: il medico Robuffo, addetto al servizio tutela della salute, bocciava l’operato delle ditte e le indirizzava verso una società specializzata, che in cambio pagava finte prestazioni ai suoi figli
PESCARA. Diciotto anni complessivi di reclusione è la pena che la pubblica accusa, sostenuta dal pm Andrea Di Giovanni, ha richiesto ieri in tribunale per i tre imputati coinvolti in un processo per corruzione e concussione. Sentenza che si conoscerà però soltanto il 21 gennaio prossimo dopo l'intervento dell'ultimo dei difensori e le programmate repliche del pm.
GLI IMPUTATI A rischiare la pesante condanna a sei anni di reclusione ciascuno, sono Giorgio Robuffo (difeso da Giancarlo De Marco), medico della Asl di Pescara addetto al servizio tutela della salute, che a suo tempo venne anche sottoposto a misura cautelare di sospensione di 6 mesi dal lavoro per questa vicenda; Maurizio D'Alleva, socio effettivo della International Work srl, e Mirco Rulli, ritenuto dall'accusa socio di fatto della stessa azienda (entrambi assistiti dagli avvocati Vincenzo Di Girolamo e Marco Spagnuolo).
LA REQUISITORIA «L'oggetto del processo», ha spiegato nella sua requisitoria il pm, «sta nella dinamica del comportamento anomalo e opaco del pubblico ufficiale Robuffo con i consulenti delle aziende che ispezionava».
L'accusa ha ricostruito tutti i fatti e i vari passaggi dibattimentali per arrivare a dimostrare una «commistione di interessi pazzesca» tra il medico e i titolari della società con la quale Robuffo avrebbe avuto rapporti finalizzati anche a un suo futuro ruolo (una volta andato in pensione) in una nascente società legata ai coimputati.
Il pm parla senza mezzi termini di una «compravendita indeterminata della funzione di Robuffo rivolta verso il futuro», proprio in relazione al suo ruolo all'interno della società dove disponeva anche di una stanza da lavoro. E per spiegare il meccanismo attraverso il quale il medico "spingeva" le aziende a rivolgersi alla società di consulenze di D'Alleva e Rulli, parla di «una spasmodica ricerca di risolvere la questione», relativa appunto alle irregolarità che trovava nel corso delle sue ispezioni.
BOCCIATURA DELLE AZIENDE Nel capo di imputazione, si legge infatti di «atti consistenti nella reiterata bocciatura dei Documenti di valutazione del rischio (Dvr) presentati dalle aziende, con particolare riferimento alla sezione «valutazione del rischio da lavoro ripetitivo», materia nella quale la International Work vantava professionalità; ovvero una capziosa individuazione di tale categoria di rischio, con conseguente bocciatura dei Dvr presentati, così da indirizzare tali aziende a rivolgersi alla International predetta, pur di superare il controllo ed evitare sanzioni».
La contropartita, secondo l'accusa, consisteva nelle dazioni nei confronti dei figli di Robuffo: «Promessa e corresponsione di utilità patrimoniali, dissimulate sotto forma di pagamento di fittizi prestazioni professionali ai figli»: 30mila euro a uno e 27mila all'altra, nel periodo dal 2011 al 2014.
LE INTERCETTAZIONI L'accusa ha ripercorso, in quasi due ore di intervento, anche i passaggi testimoniali in dibattimento: «Gli elementi più gravi», ha detto, «vengono in evidenza forse dalle intercettazioni ambientali, da dove emergono in maniera clamorosa i rapporti di Robuffo con la International, e soprattutto dalla volontà di cancellare ogni elemento riconducibile a Robuffo», dopo le perquisizioni. Riunioni intercettate dove «si discuteva», spiega il pm, «di una nuova società di cui doveva far parte lo stesso Robuffo».
La difesa del medico ha chiesto invece l'assoluzione piena sul presupposto che di tutti i casi esaminati non esisterebbe prova del fatto che Robuffo abbia bocciato strumentalmente i Dvr delle aziende. E quanto al pagamento dei figli, dipendeva dal fatto che erano referenti di Efei (organismo nazionale che si occupa di formazione) per Chieti e Campobasso e in quanto tali remunerati dalla International in base a un accordo con lo stesso Efei.
LA PARTE CIVILE La Asl di Pescara, parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento danni di 250 mila euro. Dopo l'arringa dell'avvocato Spagnuolo, il 21 i giudici si riuniranno in camera di consiglio per la sentenza.
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