L’accampamento della vergogna «Qui soprusi, puzza e sporcizia»

Alle spalle del mercato gruppi di persone senza fissa dimora bivaccano tra materassi e sedie di fortuna Il grido di aiuto di chi lavora nella zona: «Il Comune intervenga vigorosamente, la gente qui ha paura»
PESCARA. «Se non ci dai niente può darsi che succede qualcosa alla macchina». Minacciano. Ci provano. Sono polacchi, romeni, stranieri di diverse nazionalità, uomini ma anche donne, giovani e meno giovani, che bivaccano, dormono sui materassi in pieno giorno, sbevazzano, vanno su di giri, litigano, si picchiano tra loro e fanno la questua.
Chi assiste a queste scene, passanti o automobilisti in transito, preferisce girarsi dall’altra parte. Qualcuno parcheggia l’auto su via Lago di Campotoso, ma quando viene “agganciato” con la richiesta di denaro, per timore di ritorsioni, sgancia l’obolo. Altri cittadini reagiscono, non si cascano, inveiscono e vanno via. Altri chiamano polizia, carabinieri e polizia municipale che arrivano sul posto, controllano i documenti e li fanno sgomberare. Tempo qualche minuto e tutto torna come prima.
L’ultimo tratto di via Lago di Campotosto che si immette su via Lago di Scanno, è una bomba sociale. Nell’area parcheggio che costeggia la ferrovia, non posteggiano più auto da almeno due anni perché la zona è occupata da stranieri. Polacchi, romeni, perlopiù. Uomini, ma anche donne. Che stendono i materassi per terra, ci si siedono sopra, chiacchierano, bevono, dormono all’aperto, di notte e di giorno, e fanno i bisogni dietro i cassonetti, tra una vettura e l’altra o contro i muri. Sotto gli occhi dei passanti e degli automobilisti che sfrecciano sulla strada.
Chi da quelle parti ci vive e ci lavora si è stancato di sopportare degrado, prepotenze e sporcizia sotto le finestre di attività e studi professionali e di contattare ogni giorno le forze dell’ordine.
Il grido d’allarme su questa situazione esplosiva arriva da Biase Luigi D’Andrea, maestro dell’accademia Karate Do; il dentista Alessandro D’Adamio e l’architetto Dario Di Pretoro, che raccontano mesi e mesi di soprusi: «Siamo stati minacciati più volte, ci chiedono soldi e poi ci intimoriscono: se non ci dai niente può darsi che succede qualcosa alla macchina». «Ubriachi e sanguinanti, perché spesso di azzuffano tra loro, chiedono soldi a tutti gli automobilisti che parcheggiano lungo la strada, a ridosso del tracciato ferroviario», proseguono i professionisti che escono allo scoperto perché non ne possono più, e chiedono l’intervento del Comune. «Una volta racimolato il gruzzolo, vanno al vicino supermercato e fanno il pieno di birre. Tornano in zona e si stendono sui materassi, rifocillati dalle associazioni caritatevoli, e si comportano come se si trovassero nel salotto di casa. Piedi in aria, patta sbottonata, pipì dietro i cassonetti, tra le auto e contro i muri. Uno schifo. Un degrado, rafforzato da odori nauseabondi, inaccettabile». «Il Comune intervenga vigorosamente», è l’appello dei professionisti che hanno gli studi in zona, «le forze dell’ordine arrivano, controllano, rimbrottano, li sgomberano e dopo poco tutto ritorna come prima. Vedere uomini barcollanti, ubriachi in pieno giorno, rissosi, intenti a chiedere l’elemosina a chiunque passi da quelle parti, fa impressione, produce fastidio e impotenza». «La gente ha paura» sottolineano D’Andrea, D’Adamio e Di Pretoro, «è uno spettacolo indecoroso che avviene ogni giorno sotto gli occhi di tutti», su un’arteria con grossi flussi di traffico a due passi dal centro storico, con l’imbocco sull’Asse attrezzato e con gente di passaggio, che si dirige nel vicino supermercato, alla pompa di benzina, al mercato coperto, «qualcuno intervenga e ponga fine a questo scempio. Siamo stanchi di essere minacciati».
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