L’allarme della Dia: dalla Puglia, i clan in espansione verso Pescara

2 Novembre 2024

L’analisi della Direzione investigativa antimafia solleva il rischio della penetrazione nel commercio Oltre al mercato della droga, i soldi illeciti vengono reinvestiti in locali, negozi, bar e ristoranti

PESCARA. L’Abruzzo conteso dai clan della Puglia, della Campania e, «secondo recenti evidenze investigative», anche dalla Calabria. E Pescara, crocevia della droga e capitale del commercio, si ritrova nel mirino. Le pagine dell’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia raccontano di una regione e di una città esposte «all’influenza criminale di organizzazioni provenienti dalle regioni limitrofe». Il grande affare dello spaccio e poi la miriade di locali, negozi, bar e ristoranti per reinvestire i capitali illeciti: Pescara è una torta e i clan vogliono mangiarsela, una fetta alla volta.
Il documento della Dia racconta che la malavita pugliese, soprattutto foggiana, attraversa «una fase di espansione» ed è alla ricerca di nuovi mercati: secondo la Dia, gli interessi della criminalità foggiana «si sviluppano lungo due direttrici: quella tradizionale (del traffico di stupefacenti, delle estorsioni e dei reati predatori) e quella crimino-affaristica, orientata ad infiltrare l’economia legale attraverso tipiche operazioni di reimpiego dei profitti illeciti». È proprio quest’ultimo il rischio che incombe su Pescara: «Alcune delle più influenti organizzazioni criminali del territorio pugliese hanno intrapreso un vero e proprio programma di espansione in chiave extraregionale con proiezioni in Emilia Romagna, Lazio e, in particolare, Abruzzo e Molise considerate – queste ultime – specie dalla criminalità foggiana e sanseverese(in particolare, nella fascia della litoranea e nell’entroterra di Campobasso e l’area di Pescara) una vera appendice dei territori di rispettivo riferimento».
La Dia analizza le strategie e gli accordi in atto tra i clan dell’Alto Tavoliere e spiega che il clan Testa-La Piccirella originario di San Severo è attivo anche nell’area di Torremaggiore-Lesina-Poggio Imperiale ma vuole allargarsi. Questo è un passaggio chiave del rapporto: «Le emergenze investigative ne delineano una sinergia con la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, in aderenza al programma di espansione territoriale perseguito da quest’ultima. Il gruppo opera nel settore del traffico di armi e dello spaccio di sostanze stupefacenti, delle estorsioni e delle rapine, mantiene contatti con la criminalità calabrese e campana e mostra una crescente proiezione verso l’Abruzzo e il Molise».
E proprio il passo del sodalizio Moretti-Pellegrino-Lanza è la prova che i clan vogliono stabilirsi a Pescara: l’anno scorso, la guardia di finanza ha scoperto quegli «interessi illeciti» e ha indagato 11 persone «riconducibili al sodalizio mafioso Moretti-Pellegrino-Lanza, accusate di trasferimento fraudolento di valori, estorsione, usura, rapina, ricettazione e lesioni, aggravati dal metodo mafioso e dall’uso delle armi. L’indagine», dice la Dia, «ha disvelato l’operatività nel territorio pescarese di esponenti della mafia foggiana che, servendosi dei metodi e della fama mafiosa dell’associazione di riferimento, erogavano prestiti monetari a tassi usurari, talvolta seguiti da attività estorsive, in danno di imprenditori locali operanti nel settore della ristorazione e del commercio di autovetture di lusso». E in questo frangente è citato anche l’imprenditore della ristorazione Adamo Di Natale che, alle prese con i debiti, diventa vittima dell’usura fino a cedere un appartamento a un prezzo quasi irrisorio.
E poi c’è la droga, da sempre il tesoretto della criminalità, diviso tra i clan, gli albanesi e le famiglie rom. Il rapporto della Dia racconta poi di un’inchiesta che, nel 2020, ha sgominato «una consorteria criminale, contigua al clan Sparta, operante nella zona di Messina «con propaggini a Roma e a Pescara, dedita alla commercializzazione di elevati quantitativi di sostanze stupefacenti. L’indagine, oltre ad aver disarticolato un traffico di droga sull’asse Roma-Pescara-Messina, ha evidenziato la capacità del clan Sparta di interagire con altre consorterie criminali mantenendo un consolidato e stabile collegamento criminale con un clan pescarese ed elementi contigui ai Santapaola-Ercolano di Catania».