L’alzaferetro è rotto: per tumulare la bara si ricorre al fai da te

22 Ottobre 2019

La denuncia di due fratelli: «Ci hanno fatto pagare 500 euro e dopo 2 giorni di attesa abbiamo dovuto aiutare gli operai»

FRANCAVILLA. Prima ha dovuto lasciare per due giorni il corpo di suo padre “parcheggiato”, così gli hanno detto, in uno stanzino del cimitero. Poi, insieme al fratello, ha dovuto aiutare gli operai a inserire la bara nel loculo, alzandola a spalle, perché, come gli è stato riferito, «l’alzaferetro non funziona da mesi». Il tutto, previo pagamento anticipato di 500 euro per la sepoltura. Protagonista dell’incredibile storia è Massimiliano Valentini, residente a Miglianico e originario di Francavilla dove il papà viveva insieme alla moglie, fin quando nei giorni scorsi non è stato colto da un malore fatale.
Da quel momento, oltre al dolore per la perdita del suo caro, per Massimiliano è iniziata un'odissea. «Abbiamo scelto di farlo riposare in pace a Francavilla, terra d’origine, ma se avessi saputo dall’inizio l’avrei portato a Ortona, dove abbiamo i parenti». E racconta: «Abbiamo celebrato il funerale sabato, e dopo aver acquistato un loculo ci aspettavamo la sepoltura. Dal cimitero, invece, ci hanno detto che nel fine settimana non si effettuano e che mio padre sarebbe rimasto due giorni in una stanza». Nonostante l’amarezza e lo stupore dei parenti, Massimiliano, non avendo alternative, accetta. «La domenica avremmo voluto vederlo, ma questo non è stato possibile perché la struttura era chiusa». E si arriva a lunedì: «Come prima cosa, mi chiedono la copia del bonifico con versamento di 500 euro per le spese di tumulazione. Poi, arrivati al loculo, al secondo piano, io e mio fratello vediamo che gli addetti iniziano a sollevare a mano la bara, con difficoltà. Gli chiediamo come mai non usano l'alzaferetro e la risposta è che non funziona da diversi mesi. Rimaniamo sbigottiti. Tuttavia, quello che volevamo in quel momento era dare una degna sepoltura a nostro padre, quindi con il dolore nel cuore e le lacrime agli occhi decidiamo di aiutare gli operai, ci carichiamo la bara sulle spalle e finalmente riusciamo a inserirla». Ma la rabbia è tanta: «È stata una vergogna. Ho dovuto pagare per un lavoro che ho dovuto fare io. Spero che chi di dovere intervenga». Proprio l'alzaferetro era stato oggetto di discussione in consiglio comunale, dove il sindaco Antonio Luciani, anche su impulso del consigliere Livio Sarchese, aveva chiesto agli uffici di valutare gli estremi per la risoluzione contrattuale. Inoltre, secondo alcune fonti, alcuni operai sarebbero indietro con gli stipendi.