L’appello dei laureati in medicina per i test di abilitazione rinviati

27 Febbraio 2020

CHIETI . Gli studenti neo laureati in Medicina e Chirurgia attualmente impegnati nella seconda sessione dell’esame di stato di medico-chirurgo lanciano l’appello ai ministeri competenti affinché gli...

CHIETI . Gli studenti neo laureati in Medicina e Chirurgia attualmente impegnati nella seconda sessione dell’esame di stato di medico-chirurgo lanciano l’appello ai ministeri competenti affinché gli abilitanti possano essere tutelati in questa situazione di emergenza.
C’è anche la firma di Simone Masci, dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, nella lettera in cui avanzano delle proposte agli organi competenti del Miur e del ministero della Salute dopo il rinvio a data da destinarsi della prova scritta inizialmente in programma per domani. Nella missiva chiedono di tentare uno svolgimento telematico della prova scritta dell’esame e, se non ci fosse questa possibilità, verificare gli estremi legali per una abilitazione che tenga conto del tirocinio valutativo, considerando la particolarità della situazione in cui si stanno verificando gli eventi.
«Siamo ben consci, anche e soprattutto in qualità di futuri medici, dell’emergenza sanitaria che sta affrontando al momento il nostro Paese. Crediamo però che sia proprio questo il momento di non nascondere la testa sotto la sabbia e i problemi sotto il tappeto», dicono in maniera convinta. «Vogliamo abilitarci presto», è il loro grido. «Senza abilitazione un laureato in Medicina e Chirurgia non può essere utile in alcun modo alla comunità. Non può sostituire i medici di base, non può fare il medico di continuità assistenziale (ex guardia medica), non può iniziare il corso di Medicina Generale».
Questo limbo li preoccupa oltre che creare disagi: «Molti colleghi hanno vinto il concorso in Medicina Generale e senza l’abilitazione alla mano perderanno il posto; i concorsi per l’accesso alla continuità assistenziale non potranno svolgersi; non potremo in alcun modo essere utili, in particolare in un momento emergenziale come questo, dove serviranno nuovi medici. Abbiamo quindi chiesto ai ministeri competenti di agire in fretta per trovare una soluzione e farci abilitare quanto prima».
L’appello è stato firmato da 2.400 persone: «Il Paese si sta privando di persone formate e pronte a dare il proprio contributo in quella che ormai sembra un’emergenza. Siamo stati esaminati nel corso di tirocini valutativi e medici con anni di esperienza hanno reputato il nostro operato idoneo all’attività professionale. Ritardare l’abilitazione vuol dire far sì che un grande numero di medici non potrà contribuire a rispondere alle esigenze delle proprie comunità, anche in un contesto di incertezza e di importante domanda sanitaria come quello attuale, in un momento in cui il personale sanitario già e sempre più oberato si trova a rispondere anche alle difficoltà e paure create dalla diffusione del Coronavirus nella nostra nazione». Ecco quindi l’invito alla riflessione: «Riteniamo», affermano per concludere, «che il nostro contributo potrebbe essere utile, ma questo slittamento a data da destinarsi, non fa che aggiungere incertezza all’incertezza. Tanto più che non c’è effettiva chiarezza su quando la prova si svolgerà e per quanto tempo ancora saranno applicate le misure di contenimento in essere». (c.s.)