L’aquilano Frattale: «Io, spiato dai signori del malaffare Questo sistema è inquietante»

7 Novembre 2024

Il presidente dell’Ance: «Sono in piedi da 54 anni, forse qualcuno è invidioso Resto tranquillo. Ma qualsiasi dato, anche se innocente, può essere usato male»

L’AQUILA. «Una domanda mi inquieta: chi e perché ha fatto questo? Per curiosità? Per cattiveria? O per altri motivi a me sconosciuti? Forse qualcuno è invidioso del fatto che sono in piedi da 54 anni e continuo a ricoprire mansioni». Gianni Frattale, 75 anni, originario di Pizzoli, presidente dell’Ance L’Aquila, l’associazione nazionale dei costruttori edili, è uno dei dieci abruzzesi spiati dalla banda – scoperta dalla procura di Milano e dai carabinieri – che vendeva i segreti di imprenditori, politici e vip, confezionando dossier da consegnare ai clienti che si rivolgevano alla società investigativa Equalize oppure utilizzando informazioni riservate a scopo estorsivo e ricattatorio.
LA RETE DI SPIE
«Ho appreso dal Centro di essere stato attenzionato da una rete di spie», è la premessa di Frattale, il cui nome è stato digitato illegalmente il 14 novembre 2022 nel sistema Sdi del ministero dell’Interno, vale a dire la banca dati che contiene i precedenti giudiziari e non di ogni italiano. In tre sono accusati di aver acquisito abusivamente «dati informativi coperti dal segreto d’ufficio» in merito all’imprenditore aquilano: il maresciallo della guardia di finanza Giuliano Schiano, in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Lecce, l’esperto informatico Giulio Cornelli e Nunzio Samuele Calamucci, nome in codice “Sem”, accusato anche di aver fatto parte della rete internazionale di hacker Anonymous (il gruppo che riuscì a violare anche il sistema del Pentagono) e braccio destro dell’ex superpoliziotto Carmine Gallo, la mente di Equalize. «Io sono tranquillo», prosegue Frattale, «i miei dati personali e d’impresa non possono che rispecchiare il mio stile di vita e di lavoro corretto e trasparente. Chi si comporta bene non ha motivo di temere un attacco alla privacy. Ma una cosa è certa: qualsiasi dato, anche se innocuo, se finisce in cattive mani può essere usato male. Per questo motivo, ho dato incarico al mio avvocato di approfondire la questione e di fornire alla magistratura tutto l’aiuto necessario per punire i responsabili e per conoscere le intenzioni di questi signori del malaffare».
«VITA SPECCHIATA»
Frattale si dice sereno: «Ripeto: sono sul pezzo da 54 anni. E mi sono fatto da solo, sia come presidente, sia come amministratore delegato, sia come direttore tecnico. Non mi sono mai dovuto dimettere, non ho mai avuto problemi giudiziari. La mia vita è stata sempre fondata sull’onestà. Ho sempre pagato le tasse dovute. E anche la mia vita bancaria è specchiata. Io, da più di mezzo secolo, non ho conti correnti fuori dalla città dell’Aquila. Ho lavorato pure in Germania e in Francia e l’ho fatto sempre con quei conti correnti».
L’ALTRO SPIATO
Un altro spiato abruzzese è il commercialista teatino Angelo Romano, 42 anni. Sul suo conto, lo scorso 11 giugno, è stata effettuata una ricerca illecita sia in Sdi che nella banca dati «Punto fisco» dell’Agenzia delle Entrate. Per questo episodio, oltre a Schiano, Cornelli e Calamucci, è indagato anche il tecnico informatico Massimiliano Camponovo. «Non ne sapevo assolutamente nulla», dice Romano, «l’ho scoperto aprendo il giornale. Ho letto che la questione ha riguardato 800.000 italiani. Facendo tante attività, una persona può anche mettere in conto che ciò accada. Quello che mi suona un po’ strano è che in Abruzzo ce ne siano relativamente poche. Al tempo stesso è vero pure che io lavoro molto fuori regione, ragion per cui valuto la vicenda non come una questione locale, ma in relazione a collaborazioni con alcune multinazionali che mi portano, probabilmente, a questa esposizione. È sicuramente brutto, dà fastidio quello che è successo, ma io ho la serenità di aver fatto sempre tutto come si deve».
«LAVORO FUORI ABRUZZO»
Perché qualcuno ha spiato Romano? «Non me lo spiego», risponde il diretto interessato. «L’unica cosa che posso dire è che lavoro con numerose società italiane ed estere, soprattutto nel settore dell’energia, che si affidano a me come commercialista e come consulente. Forse potrebbero aver incaricato aziende, come è giusto che sia, per eseguire delle verifiche e capire se i professionisti ai quali hanno intenzione di rivolgersi siano persone a posto. Magari, in questo contesto, potrebbero essere stati fatti anche degli accessi abusivi. In ogni caso ritengo che l’incarico di direttore di Chieti Solidale (azienda municipalizzata che si occupa anche delle farmacie comunali, ndr), peraltro ricoperto diversi anni fa, non c’entri assolutamente nulla».
©RIPRODUZIONE RISERVATA