«L’assassino è più alto della vittima bastava leggere le carte per capirlo»

8 Dicembre 2016

PESCARA. Per lui è quasi un autogol quel particolare della presunta altezza dell’assassino desunta dalla relazione del dottor D’Ovidio dopo l’autopsia su Nicola Bucco. È quasi un autogol perché l’avvo...

PESCARA. Per lui è quasi un autogol quel particolare della presunta altezza dell’assassino desunta dalla relazione del dottor D’Ovidio dopo l’autopsia su Nicola Bucco. È quasi un autogol perché l’avvocato Maurizio Di Lallo il particolare dell’altezza di cui si parla nella lettera anonima l’aveva fatto emergere nella memoria difensiva presentata nella recente udienza sull’opposizione all’archiviazione del caso, per motivare la sua richiesta ad archiviare il procedimento penale a carico del suo assistito, l’unico indagato Emilio Massacese. Più basso, e dunque incompatibile con il suo metro e 65, con l’altezza dell’assassino desunta dalle ferite riportate da Bucco. E invece la lettera anonima rischia di far ripartire tutto.

«Io ho fatto la contestazione sul fatto dell’altezza e qualcuno ha preso la palla al balzo», commenta Di Lallo, «la cosa sembra quasi fatta ad hoc. Ma non è questo l’importante. Il problema è che ci sia una persona ammazzata che dopo quattro anni non ha trovato ancora giustizia. È chiaro che questa lettera va presa in considerazione, ma», ribadisce l’avvocato interessato all’archiviazione del caso ma soprattutto della posizione del suo assistito, «neanche più di tanto, perché non offre nessuna pista di indagine, dice cose vaghe e va a confondere quelle poche idee che qualcuno si è fatto. Non porta elementi nuovi e oggettivamente non offre agli inquirenti e al magistrato la possibilità di fare nuove indagini». Ma poi Di Lallo aggiunge: «La cosa che mi fa riflettere è che si vada a focalizzare su una circostanza che ho evidenziato a favore del mio assistito. Vale a dire l’altezza dell’assassino calcolata in rapporto all’altezza di Bucco e delle ferite riportate, ma che la polizia, il magistrato e perfino la difesa delle parti offese avevano trascurato. Eppure bastava leggere le risultanze della perizia del dottor D’Ovidio».

Risultanze che l’avvocato, con il collega Stefano Sassano, ha ricostruito nella sua memoria difensiva arrivando a desumere che l’assassino è più alto della vittima. Questo in base al fatto che Bucco era alto circa un metro e settanta, che le ferite riportate risultano a 110, 142, 148 e 152 centimetri da terra sul corpo di Bucco e il coltello, almeno da quanto si evince dall’analisi delle foto, ha colpito dall’alto verso il basso con una velocità e una forza tali da far ritenere l’aggressore sicuramente più alto di Bucco.

«Come mai nessuno se n’è accorto finora?» si chiede il legale. «O gli investigatori sono in ritardo oppure è soltanto una conferma ulteriore della cattiva gestione di tutto il caso sin dall’inizio, da quando sono entrati i poliziotti nella casa dell’omicidio. Se avessero fatto tutti i rilievi e le indagini come andavano fatti, il giudice avrebbe avuto molti più elementi per andare a circoscrivere la cosa. Come dice la difesa della parte offesa, ad esempio, c’erano delle bottiglie di vino sul tavolo e nessuno ha fatto un esame dattiloscopico delle impronte. Ma se la ricostruzione del pm Varone è giusta, è cioè che l’omicida conosceva la vittima, è facile immaginare che al suo arrivo a casa, lui e Bucco si siano potuti soffermare a bere qualcosa. In ogni caso c’era il 50 per cento delle possibilità di trovare un’impronta utile: perché non è stata fatta quella verifica?». (s.d.l.)

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