L’infermiera in corsia «In terapia intensiva non ci sono festività»

15 Agosto 2020

L’appello di Liviana Di Quinzio, in ospedale da trent’anni: «Non vi assembrate, il terrore è che ricominci tutto da capo»

PESCARA. «Metà della mia vita la trascorro qui in ospedale, sul posto di lavoro, assieme a colleghi che sono anche amici: per noi infermieri i giorni sono tutti uguali e Ferragosto non è diverso dagli altri, come la notte di Capodanno o il giorno di Natale. Spero che queste prossime ore passino in maniera tranquilla, senza troppi ricoveri d’urgenza, insieme con degli amici con i quali ho condiviso le difficoltà e le paure dei giorni terribili dell’epidemia». Liviana Di Quinzio, 51 anni, è un’infermiera in servizio da 22 anni nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale civile di Pescara, dopo 8 anni trascorsi a Medicina.
Il periodo più nero, quello dell’emergenza coronavirus con 25-26 malati ricoverati insieme al sesto piano della Rianimazione, in parte sembra essere alle spalle. Ma i timori di una nuova ondata, trainata dalle vacanze all’estero o dalle norme anti contagio non sempre rispettate per strada, nei locali e sulle spiagge, tiene alta l’allerta degli infermieri per il timore di una nuova diffusione del Covid. «Sappiamo bene quello che è successo da marzo in avanti e temiamo di dover ricominciare tutto da capo», sottolinea Liviana Di Quinzio, «Ferragosto è una giornata a forte rischio, perché tanto i giovani quanto gli adulti tendono a riunirsi e a fare assembramenti sia al mare e sia in montagna. Ma questi comportamenti non vanno bene, perché la libertà non deve essere un abuso. Certo, tutto quello che verrà lo affronteremo, come abbiamo sempre fatto, ma psicologicamente sarebbe difficile: se prima non sapevamo a che cosa saremmo andati incontro, adesso invece lo sappiamo bene e proprio per questo non vorremmo mai affrontarlo da capo».
Al momento nella terapia intensiva del Covid hospital, inaugurato a tempo di record nella palazzina in via Paolini, è ricoverato da circa venti giorni un uomo risultato positivo al virus. «Un infermiere del nostro reparto è di turno lì per le urgenze», spiega Di Quinzio, «ma se dovessero portare due positivi domani in Rianimazione (oggi n.d.r.) uno di noi dovrà staccarsi dal reparto e andare nella nuova struttura. Ma speriamo non succeda».
La cosa più difficile di una giornata festiva sul luogo di lavoro, per l’infermiera con trent’anni di esperienza alle spalle e tanti Ferragosto trascorsi in corsia ad assistere i pazienti, è «lasciare la famiglia da sola a casa». «Mio marito domani non lavora», dice, «i miei figli non si sono organizzati, quindi avremmo potuto festeggiare insieme e invece dovrò andare in ospedale. Ma questo è un aspetto che ho messo in conto quando ho scelto di diventare infermiera: da questo punto di vista la nostra è una vita molto strana, tra turni di notte e festività ci capita di lavorare quando gli altri sono a riposo. Fa parte del gioco». «La volta più brutta», aggiunge Di Quinzio, «fu quando mi capitarono tre ricoveri d’urgenza in contemporanea: un accoltellato, un tentativo di suicidio e un altro che nemmeno ricordo per quanto fossi stanca. Qui a Pescara può capitare perché c’è la Neurochirurgia e inoltre il reparto è un punto di riferimento per il politrauma e per la frattura del bacino, abbracciando sia gli utenti di Pescara e sia di Chieti».
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