L’omaggio a Pescara di Napoleone: vi racconto la mia città

Inedita serie di opere del famoso ritrattista pescarese «Ho voluto dipingere gli angoli più belli e particolari»
PESCARA. Pescara è qui, nei suoi quadri. Nicodemo Napoleone dedica alla sua città un pezzo importante della sua vita artistica e lo fa con la maestria che da sempre lo contraddistingue. Conosciuto a livello nazionale come ritrattista di fama, questo artista pescarese in più di mezzo secolo di carriera non ha mai perso di vista i cambiamenti che avvengono intorno a lui. Li ha filtrati con la sua sensibilità e raccolti in una serie di dipinti che ci mostrano una Pescara contemporanea e inaspettata, divisa tra un passato non lontano e la propensione alla modernità.
«Ogni artista dipinge il suo tempo», spiega Napoleone, «e io ho voluto dipingere gli angoli più belli e particolari della mia città. Per farlo sono tornato più e più volte sui posti, per trovare la luce migliore, prendere appunti, fare schizzi e fissare i colori».
E’ così che dalla tavolozza di Napoleone escono le immagini della vita che anima la città. Il fiume Pescara che scorre lento, i pescherecci ancorati, il fermento sulle banchine del porto, un volo di gabbiani. Sullo sfondo le Torri Camuzzi, e ancora più lontano, le cime della Bella Addormentata. Tutto visto dall’alto, dall’inedita prospettiva del Ponte del Mare.
«Nella varietà e nella mutevolezza dei suoi aspetti, l’Abruzzo suscita sensazioni forti e contrasti estremi che stimolano magnificamente la fantasia degli artisti», spiega Napoleone, «si va dai rumori e dai colori di una città animata come Pescara, al silenzio e alle sfumature della natura più incontaminata».
Sulle tele si susseguono la torre di Palazzo di città, il molo Nord colto in un velato crepuscolo, con i passanti assorti nei propri discorsi e pensieri. Lo sguardo dell’artista si sofferma infatti non solo su Pescara, ma su chi ne percorre le vie. Un’umanità fatta di gente normale che però finisce per diventare unica. Allo stesso modo, la quotidianità di una città diventa qualcosa di speciale nei quadri di Napoleone. Il mercato del pesce, un trabocco alle prime luci dell’alba, la folla all’inaugurazione di piazza Salotto. Centinaia di persone assiepate nello spazio simbolo del ritrovo cittadino. Sembra quasi che Napoleone abbia voluto raccontare ogni pescarese, con pennellate decise e insieme inquiete, come l’animo umano. E poi c’è quello scorcio dell’Aurum che ci riporta indietro nel tempo, prima del restauro della struttura. Un omaggio all’architettura e alla natura che insieme disegnano i tratti salienti della città. Fanno una forte impressione gli spazi cittadini racchiusi tra le pareti della galleria di questo artista. Dai muri bianchi si stagliano opere di grande impatto visivo che lasciano sempre il passo a una visione poetica della realtà. E non sono solo paesaggi. Si susseguono tramonti sul nostro mare, onde impetuose, bellissimi corpi nudi, frutta e fiori.
«L’ispirazione è intorno a noi, continuamente», spiega il maestro, «e non di rado la trovo nelle cose più semplici». Ed è così che un cestino di vimini si rovescia e lascia cadere sul tavolo una manciata di cipolle dorate, tanto realistiche da sembrare vere. E poi ci sono i ritratti delle donne e degli uomini di Pescara, ma non solo. Margherita Devlet e Raffaele Paparella, fondatori del museo Paparella-Treccia, l’imprenditore Gilberto Ferri, i coniugi Sideri. E quelli di personaggi che a Pescara hanno trovato la loro strada, come la rossa Ines e Enzo La Vipera. E ancora, c’è quel ritratto che ci mostra un Gabriele D’Annunzio inedito. Ha il capo inclinato e gli occhi bassi, persi nei pensieri. «Questo dipinto è un omaggio a mio padre», racconta Napoleone, «è il rifacimento di un quadro da lui realizzato nel 1936 e successivamente andato distrutto. L’ho fatto con i suoi pennelli e nel suo inconfondibile stile». Un ultimo sguardo si poggia su un cavalletto da cui si affaccia una tela con un bimbo che prova a uscirne. «E’ mio nipote Lorenzo. L’ho visto infilarsi in una cornice e ho voluto fermare per sempre quel momento». Perché è così che accade con la magia dell’arte.

