La coppia che si salvò grazie a una falsa residenza pescarese

Due sopravvissuti ai rastrellamenti del 1943 a Roma martedì si racconteranno agli studenti di Spoltore
PESCARA. Da una falsa tessera anagrafica, con l'indirizzo di una sconosciuta “piazza”(e non via) Gabriele D'Annunzio in Pescara, risultava che la famiglia di Paola Modigliani, ebrea, classe 1943, fosse residente a Pescara ma sfollata a Roma negli anni bui dei coprifuochi, delle sirene degli allarmi e dei rombi delle contraeree. Quella tessera, falsificata ad arte nella capitale da uno dei tanti Schindler d’Italia, in seguito scoperto e trucidato alle Fosse Ardeatine nel marzo 1944, è uno dei tanti tasselli che hanno consentito alla famiglia di Paola Modigliani, papà Giorgio, mamma Marcella Misani e il fratellino Enrico, oggi presidente dell’associazione Progetto Memoria, di scampare ai rastrellamenti nella capitale dell’ottobre 1943, propedeutici alle deportazioni nei lager.
Un lasciapassare per la libertà grazie agli amici, ma anche ai tanti «sconosciuti che ci hanno salvato la vita ma che non potremo mai ringraziare», dichiarano i coniugi Paola Modigliani e Claudio Fano, 84 anni, entrambi romani, che martedì e mercoledì (ore 9 sala consiliare del Comune) saranno a Spoltore per raccontare la loro vicenda di sopravvissuti alle scolaresche (quinta elementare e scuola secondaria) del territorio nell’ambito delle celebrazioni per la Settimana della Memoria curate da Angela Ianniccari e Antonella Scordella, insegnanti del circolo didattico guidato da Nicoletta Paolini. All’organizzazione dell’evento, promosso con l’associazione Progetto Memoria, hanno partecipato l’assessore alla Pubblica istruzione Roberta Rullo e il sindaco Luciano Di Lorito.
C’è un po’ di storia pescarese, dunque, nella odissea della coppia Modigliani-Fano che da anni visita le scuole dello Stivale per aiutare gli studenti a capire uno dei tanti spaccati della Resistenza in un ’epoca dove si moriva solo “per un sì o per un no” come scriveva Primo Levi.
Uniti dallo stesso destino, Paola e Claudio, scampati alla furia tedesca del sabato nero, il 16 ottobre 1943. Entrambi erano bambini (lei, nata in maggio, aveva cinque mesi e il suo futuro marito 9 anni) nelle ore in cui la furia nazifascista imperversava nella capitale, agevolata nelle ricognizioni dal censimento degli ebrei ordinato da Benito Mussolini.
«Siamo stati salvati da persone buone e sconosciute che ci hanno aiutato e alle quali non potremo mai dire grazie» racconteranno i coniugi Fano alle centinaia di studenti di Spoltore che si alterneranno in sessioni (perché sono tanti) nella sala del Comune nell’ambito del progetto «organizzato», spiega la docente Ianniccari, «per non dimenticare gli orrori della Shoah e offrire spunti di riflessioni sui diritti umani» argomento di discussione attuale ma buono per ogni epoca storica. Le colonne sonore dell’evento sono curate da Gianni Golini e Davide Candeloro.
Tra i salvatori sconosciuti c’è sicuramente «quel direttore dell’anagrafe di Roma che preparò le tessere in cui si attestava che eravamo di Pescara. Per dare maggiore forza al nostro stratagemma, mia madre cercò alle Poste l’esistenza della via o piazza D’Annunzio». A salvare queste persone, in fuga dal quartiere Prati a Monteverde fino a Velletri, sono state anche persone amiche. Il grazie di Paola Modigliani (che non ha conosciuto il terrore dei sopravvissuti nei lager, ma attraverso i racconti dei suoi genitori ha raccolto quanto bastava per comprendere il clima di paura e testimoniarlo alle nuove generazioni) «a una cara amica di famiglia, Emilia Cabrusà, all’epoca in dolce attesa, e di suo marito Giorgio che venne da noi allarmata. Da sua madre, titolare di un negozio vicino al ghetto, aveva appreso che erano in corso i rastrellamenti. Così ci salvammo». Il 31 gennaio e il 1° febbraio ospite delle celebrazioni sarà Franco Casadidio, autore del libro “Il volo del canarino”. (c.co.)

