La direttrice del market «Così ho inseguito e bloccato il rapinatore»

Parla la donna che ha acciuffato il bandito, poi evaso dai domiciliari «Ho avuto coraggio, ma non sono un’eroina. E nessuno mi ha aiutato»
PESCARA. «Non so dove ho trovato la forza. Pensavo solo a fermare quel ragazzo. Correvo e urlavo: prendetelo, ma nessuno dei passanti si è mosso per aiutarmi. Questo è il mio dolore, non tanto le ferite che mi hanno lacerato il corpo, dopo essere caduta e rotolata sull'asfalto più volte. Sono stata coraggiosa, sì. Forse anche incosciente, ma non sono un'eroina». Non si mostra sconvolta né rabbiosa, è lucida e determinata, M.A., sposata, residente a Ortona, mentre racconta ogni dettaglio di quel folle inseguimento, a piedi, in solitaria, per acciuffare il bandito che voleva derubare l'Eurospar, di piazza Martiri Pennesi, che dirige da due anni. L’uomo, posto ai domiciliari, è poi easo e ora è latitante.
Con una prontezza di riflessi e una forza fisica quasi sovrumana, la giovane donna, responsabile dell'esercizio commerciale, è riuscita a bloccare il rapinatore, dopo essergli stato alle calcagna per alcune decine di minuti, a inchiodarlo contro i cancelli del parco di Santa Caterina e a farlo arrestare dalla polizia, intervenuta subito. Il fatto è accaduto mercoledì pomeriggio intorno alle 17. Il ragazzo, 30 anni (fuggito dai domiciliari dopo il fermo) era entrato nel supermercato pochi attimi prima. Si è presentato alla cassa con in mano una confezione di succhi di frutta, senza alcuna intenzione di pagare. E ha cominciato a minacciare la cassiera, 20 anni, venezuelana, prima di dileguarsi per le strade del centro inseguito dalla direttrice del market che lo ha bloccato e fatto arrestare. Ed ecco il racconto della sequenza di terrore vissuta dal personale dell'esercizio commerciale durante quegli interminabili minuti di follia.
Che cosa è successo?
«Ero in corsia a sistemare gli scaffali quando ho sentito le grida della cassiera. Diceva “No, i soldi non te li do”. Il ragazzo indossava la mascherina, mai visto prima, non era un cliente abituale, l'ha minacciata, strattonata, le stava addosso, cercava di arraffare il denaro in cassa, così mi hanno raccontato dopo. La ragazza era spaventata, ma non ha mollato il bottino. E' lei la vera eroina, non io. L'idea che le mettesse le mani addosso mi ha dato molto fastidio. Poi è scappato».
E quindi lei gli è corso dietro?
«Chiunque lo avrebbe fatto. Mi sono detta: o metto il turbo e lo blocco o questo sparisce. Appena uscito dalla porta del supermercato, ha svoltato a destra, dileguandosi nella viuzza qui dietro. Poi, vistosi braccato, ha cambiato strada più volte, verso via Michelangelo, corso Vittorio. Per due, tre volte, abbiamo rifatto lo stesso giro, correndo e cadendo, entrambi. A distanza ravvicinata. Sono rotolata sull'asfalto più volte, nessuna automobile si è fermata. Nessuno mi ha soccorso. Mi sono ferita le braccia e graffiata le gambe. Lui davanti a me correva e urlava: “Lasciami andare, non ho fatto niente, avevo fame”. E io dietro, correndo, gli rispondevo: “Potevi dirmelo, ti avrei dato un panino”. E urlavo: “Prendetelo”. Ma nessuno mi ha aiutato, tutti guardavano la scena e nessuno si è mosso. Questo mi ha fatto male davvero, le escoriazioni me le sono curate a casa, da sola. Durante la corsa sono riuscita ad acciuffarlo, ma ogni volta mi sfuggiva. L'ho preso per le braghe e i jeans gli sono calati fino a terra. E' riuscito a rialzarsi ed è scappato. L'ho inseguito, sono di nuovo caduta, mi sono rialzata, l'ho ripreso e gli ho strappato la maglietta».
Alla fine, però, è riuscito a bloccarlo?
«Sì, l'ho "inchiodato" sui cancelli del parco di piazza Santa Caterina. Lui si dimenava, scalciava, mi ha colpito. Mi ha fatto male. Ma non so neppure io dove ho trovato la forza per tenerlo fermo. Urlavo: chiamate la polizia, perché non avevo con me il telefonino. Un tizio mi diceva: lascialo andare. La gente dalle finestre gridava: non farlo scappare. Alla fine sono arrivati i poliziotti: “Sei stata coraggiosa”. In tanti me lo hanno detto. Sì, forse anche incosciente. Non capisco questo clamore intorno a me, ma forse è perché è strano vedere una donna che insegue un uomo e lo fa arrestare».
Aveva mai visto quell'uomo?
«Mai visto. Aveva una faccia da bravo ragazzo».
Che cosa pensava mentre lo inseguiva?
«Nulla. Solo a prenderlo. Paura? No, le paure sono altre. Ma la sera, qui intorno, è pieno di balordi. Subisco minacce di continuo: “Ti taglio la testa, ti spacco la pancia”. Io ho fatto solo quello che sentivo di dover fare».

