La lettera dei sindaci alla Regione: via libera alle nostre candidature

27 Luglio 2023

Il presidente dell’Anci, D’Alberto, scrive a Marsilio, Sospiri e ai capigruppo del Consiglio regionale La richiesta: «Modificare la norma che impone ai primi cittadini di dimettersi molti mesi prima»

TERAMO. «I sindaci sono un presidio fondamentale dell’articolazione dello Stato e devono avere una pari dignità nella partecipazione alle competizioni elettorali in rappresentanza dei loro territori». Porta la firma di Gianguido D’Alberto, primo cittadino di Teramo e presidente regionale dell’Anci, la lettera con cui il popolo dei sindaci d’Abruzzo sollecita i presidenti di giunta e Consiglio regionale a modificare la legge elettorale del 2004 che di fatto sbarra le porte della Regione a chi guida le amministrazioni comunali.
Sono ineleggibili i sindaci dei Comuni abruzzesi con popolazione superiore a cinquemila abitanti, e incompatibili quelli di centri della Regione con popolazione superiore ai duemila abitanti. Ma altrove non è così, vedi per esempio il Molise dove, alle recenti regionali, si sono sfidati due sindaci. L’ostacolo, in Abruzzo, è attualmente superabile solo in un modo: «Le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate, la carica o l'ufficio ricoperto, sono cessati per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa, non oltre novanta giorni antecedenti il giorno fissato per la presentazione delle candidature».
Ma questo costringe i sindaci a dimettersi «in un tempo incerto e indeterminato, producendo il commissariamento dei Comuni senza che le candidature delle liste siano definite, con grave pregiudizio per i territori amministrati», si legge in uno dei passaggi più significativi della lettera che D’Alberto ha inviato due giorni fa a Marco Marsilio, Lorenzo Sospiri e ai capigruppo del Consiglio regionale.
Lo ha fatto a nome di una platea di portatori di interesse che conta 305 primi cittadini, alcuni dei quali non nascondono l’intenzione di volersi candidare alle prossime regionali. Si tratta però di una platea ideologicamente trasversale: sindaci di centrodestra e centrosinistra uniti dalla stessa necessità, quella di evitare di doversi dimettere dall’incarico tra la fine di settembre e la metà di ottobre prossimi, considerando che si tornerà alle urne per la Regione tra febbraio e marzo del 2024.
Due le proposte principale avanzate dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani. La prima prevede l'abrogazione della parte che prescrive l’ineleggibilità dei sindaci, dando a questi ultimi la possibilità alternativa e risolutiva di non dimettersi con largo anticipo ma di restare in carica e di scegliere tra le due opzioni ex post, cioè dopo il voto; la seconda, in subordine, prevede una modifica sui tempi per la rimozione della causa di ineleggibilità.
«L’intervento sui tempi si giustifica con la motivazione che essi sono molto discutibili sul piano giuridico e costituzionale», spiega il presidente dell’Anci nella lettera alla Regione, «poiché non sono determinati e prevedibili. I sindaci si dovrebbero dimettere in un tempo che non è certo, vista la previsione della norma del termine di 90 giorni prima della data di presentazione delle candidature che in quel momento non è ancora stabilita da un Decreto di convocazione delle elezioni regionali».
La rimozione delle cause di ineleggibilità, in questa seconda ipotesi, quindi dovrebbe coincidere con la data della presentazione delle candidature. «Chiediamo che questa iniziativa possa trovare riscontro e approfondimento in sede di Consiglio regionale», conclude la lettera, «ed esprimiamo la nostra volontà di essere chiamati ad un incontro con la sede legislativa della Regione Abruzzo».
La parola passa alla politica regionale che però ha già ignorato, mesi fa, queste richieste dell’Anci. I sindaci, che godono di consenso e popolarità, fanno paura ai politici dei piani più alti? Non sappiamo se davvero è così. Ma una cosa è certa: i tempi adesso sono molto stretti.
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