La marineria sul piede di guerra «Il fermo ci mette in ginocchio»

18 Agosto 2020

Gli armatori accusano il ministro Bellanova di aver snobbato la richiesta di rimandare il blocco al 2021 Scordella e Camplone: «Siamo già rimasti in porto con il lockdown». Testa (FdI): «Governo insensibile»

PESCARA. «Vorrei sapere se il ministro Teresa Bellanova si è commossa anche per noi, dopo aver pianto per gli immigrati». Francesco Scordella, presidente dell'associazione Armatori Pescara, è furioso nei confronti del governo che non ha ascoltato le richieste della marineria di Pescara, intenzionata a non effettuare il fermo biologico, essendo già stata in porto durante il lockdown.
L'appello partito dal capoluogo adriatico è rimasto inascoltato e il fermo è cominciato ieri, anche a Pescara. «Ho lavorato cinque mesi per realizzare questo progetto, ma se ne sono fregati, non hanno studiato la questione», dice Scordella prendendosela con politici e tecnici romani indistintamente. «Si nascondono dietro l'Europa, dicono che bisogna attenersi alle disposizioni dell'Europa, ma per me sono una massa di incompetenti», rincara Scordella da sempre polemico contro chi dovrebbe tutelare gli interessi della marineria, comprese le associazioni di categoria e i sindacati, «che non so dove siano finiti».
Durante il lockdown, ricorda, «ci siamo fermati per senso di responsabilità, non essendo stato previsto alcunché per noi. Non potevamo rischiare di andare in mare, sarebbe stato pericoloso per il Covid e non avremmo venduto il prodotto, perché era tutto chiuso. Siamo stati fermi 74 giorni, eppure io ho appena ricevuto la cassa integrazione, da marzo. Ecco perché abbiamo pensato di lavorare ora, saltando il fermo di quest'anno», che avrebbe consentito di portare il pesce fresco sulle tavole dei ristoranti.
«Ma da Roma ci hanno ributtato addosso tutte le richieste solo perché non vogliono creare un precedente. A nulla è servito l'incontro con il sottosegretario, che non ci ha messo una nota, mentre il ministro si è limitato a scrivere quattro righe alla Regione per liquidare la questione, in risposta a Emanuele Imprudente e Marco Marsilio, che hanno fatto quello che potevano. L'unico che ci è stato vicino è stato il senatore Luciano D'Alfonso e ieri si è interessato il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, ma ormai abbiamo riconsegnato i documenti». E ora? La situazione è tragica, perché «ho dei pagamenti da affrontare per cui comincio a pensare ai licenziamenti. Non solo: abbiamo dei timori per settembre, perché con le imbarcazioni ferme il porto si potrebbe insabbiare di nuovo».
«Non abbiamo un euro neppure per fare i lavori alle nostre barche», commenta l'armatore Massimo Camplone, che confidava nella possibilità di evitare il fermo e ora si dice «arrabbiatissimo con le istituzioni». «Il blocco estivo della pesca poteva essere evitato, noi ci speravamo davvero perché stiamo assistendo a un minimo di ripresa. E d'altronde chiediamo solo di lavorare, per far arrivare il nostro pesce fresco ai ristoratori, ai commercianti. E invece da Roma si sono lavati le mani dicendo che è colpa dell'Europa se non è possibile saltare il fermo e hanno annunciato degli aiuti, che sono un'elemosina e arriveranno dopo anni. Anziché agevolarci, ci uccidono. È chiaro che il ministro non conosce il settore e i dirigenti non hanno voluto impegnarsi, ma sarebbe stato opportuno un confronto diretto con loro, che non ci è stato concesso, e dei sindacati non si è fatto vivo nessuno».
La parte finale dell'estate si annuncia difficile. «Torneremo in mare a metà settembre e per otto settimane potremo lavorare solo tre giorni», sottolinea, «ma così le imprese non vanno avanti e i marittimi imbarcati (ai quali viene concessa la cassa integrazione durante il fermo) prenderanno il primo stipendio solo a ottobre. Forse dobbiamo pensare al reddito di cittadinanza, è questo che vogliono?».
Se la prende con il ministro Bellanova anche il capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Guerino Testa, dicendo che il ministro ha avuto «un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della Regione: da mesi era stato chiesto un incontro, mai concesso, per verificare le possibilità di una deroga per la marineria pescarese. È grave che il ministro abbia respinto l'ipotesi di una deroga, in un momento storico in cui sono state concesse parecchie deroghe anche per questioni meno impattanti. E la gravità di questo rifiuto la vivono sulla propria pelle gli armatori e gli imbarcati, per i mancati introiti degli stipendi, ma anche i ristoratori e le attività che vivono di turismo. Ancora una volta il governo dimostra di non capire, con un menefreghismo allarmante».
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