«La mia nipotina fuggita dalle bombe: ha sempre gli incubi»

Anna, da anni in città, ospita la nuora e la bimba di 5 anni: «Di notte la piccola piange e urla, per un rumore qualsiasi»
PESCARA. «Basta un rumore, anche solo la pioggia sulle finestre, e mia nipote la notte si sveglia in preda agli incubi e comincia a piangere e a urlare, impaurita». Anna Prybovovets, colf residente a Spoltore da diversi anni, osserva la piccola Milena, 5 anni, che gioca serena sul piazzale antistante il centro di accoglienza profughi di Porta Nuova. La lascia libera di muoversi e correre, mentre con la nuora Elena riempie i fogli sparsi su una panchina, che segnalano la loro presenza sul territorio e che dovranno riconsegnare alle forze dell’ordine. Elena e la piccola Milena sono arrivate qualche giorno fa da Rivne, città dell'Ucraina occidentale a circa 250 chilometri da Leopoli, dove hanno lasciato morte e distruzione.
«I russi hanno abbattuto l’aeroporto e i tralicci delle televisioni», racconta Elena mentre traduce nonna Anna, che in quella città ha il figlio in guerra, il papà della piccina, e la madre anziana.
«Molte donne non sono scappate, ma sono rimaste accanto ai mariti, fidanzati, fratelli, a combattere in trincea con le mitragliatrici in mano. Siamo addolorate perché abbiamo appena saputo che tanti nostri concittadini sono stati attaccati e colpiti dal fuoco delle mitragliatrici mentre cercavano viveri in strada. Non so quanti si sono salvati, la situazione è grave». Mamma e figlia piccola hanno raggiunto il confine polacco a piedi, camminando con pochi bagagli per due chilometri. Poi la libertà. Alla dogana c’era un mezzo ad attenderle, si sono infilate a bordo e hanno percorso 4mila chilometri per arrivare fino a Pescara.
Adesso Elena e Milena vivono con nonna Anna nella casa di Spoltore. A Pescara sono venute, tre giorni fa, per consegnare i documenti alla questura e alla polizia municipale. La bimba non sta ferma un attimo. Respira libertà e serenità. Solo la notte per lei è dura: «Basta un rumore, la pioggia sui vetri o, qui alla stazione, il treno in corsa, che scoppia a piangere ed è difficile calmarla. Ha ancora nelle orecchie il sibilo delle bombe che cadevano a pochi chilometri dalla sua casa di Rivne», rammenta Anna.
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