La Musini al sindaco: ci ripensi sul logo, D’Annunzio è di tutti

8 Aprile 2015

L’attrice difende il simbolo rimasto solo su cestini e lampioni «Recanati e Salisburgo non rinnegano Leopardi e Mozart»

PESCARA. «Iterum rudit leo: ancora una volta ruggisce il leone». D’Annunzio “tradito” dalla sua città, che lo ha relegato a logo meritevole solo di cestini per l’immondizia e lampioni, scatena la reazione dell’artista che lo ha celebrato in tutto il mondo, l’attrice e scrittrice Daniela Musini. Che, all’ennesima picconata inferta al simbolo per eccellenza della storia di Pescara e dell’Abruzzo, ha deciso di reagire con una lettera indirizzata al primo cittadino.

Incredula. «Incredula e amareggiata. La notizia che il sindaco Marco Alessandrini ha deciso di non utilizzare più il logo "Pescara città dannunziana" e di cancellarlo, ha suscitato in me una miriade di pensieri/suggestioni/emozioni, tutti pervasi da un profondo rammarico. Mi ero astenuta finora dal commentare tale provvedimento perché non volevo intervenire sull'onda dell'emotività. Lo faccio ora, a mente fredda, ma con lo stupore che non si è placato e il rincrescimento che è montato come una marea. Lo faccio perché amo D'Annunzio e, come molti sanno, ne interpreto l'opera sui palcoscenici di mezzo mondo, animata da un'appassionata, indefessa, testarda volontà di celebrarlo e di divulgarlo, insieme alla figura della sua "Imaginifica" Musa, Eleonora Duse».

Il Vate amatissimo. La Musini si dice «orgogliosa, proprio per questa mia carriera internazionale, di poter testimoniare di quanto il Vate sia amato, apprezzato, tradotto, letto, persino idolatrato, dovunque, anche dove meno te l'aspetti».

Ha tenuto conferenze e allestito recital/concerto ad Ankara, Istanbul, Berlino, Lione, Colonia, San Pietroburgo, Kyoto, Minsk, Varsavia, Philadelphia e Pittsburgh e si appresta a portarlo persino in Armenia e in Tanzania: ambasciate, teatri, consolati e Accademie di musica «mi richiedono continuamente proprio in qualità di interprete dannunziana e dovunque, sottolineo, dovunque io l'abbia interpretato e "raccontato", la sublime maestria e l'inarrivabile arte del Pescarese hanno colpito al cuore. Vedere un pubblico straniero che pur con la traduzione in mano, preferisce chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla Poesia dell'Imaginifico per poi alzarsi in piedi in una meravigliosa standing ovation, mi emoziona sempre fino alle lacrime. Questo è D'Annunzio, è il Vate».

Tutti conoscono Pescara. Prosegue la lettera: «E se dovunque, ripeto, dovunque, conoscono Pescara, è proprio perché Patria di Gabriele d'Annunzio, proprio perché questa città adriatica ha dato i natali al più versatile, innovatore, geniale, straordinario protagonista della Cultura e della Storia del suo tempo, colui che ha composto capolavori assoluti e indiscutibili in tutti i generi letterari in cui si è cimentato: i suoi romanzi, le sue liriche, le sue opere teatrali, le sue novelle, persino i suoi articoli giornalistici denotano il Genio». L’appello. «E l'amministrazione comunale di Pescara che fa? Lo rigetta? Ne prende le distanze? Lo disgiunge dalla sua città natìa? Rinnega la propria proficua, immediata identificazione culturale? Ohibò! Ma Recanati lo fa con Leopardi? Pesaro con Rossini? Asti con Alfieri? Salisburgo con Mozart? No. Nessuna città che possa vantare un figlio illustre lo fa. Nessuno. Ma Pescara sì, anche se D'Annunzio ce lo invidiano in tutto il mondo».

Legame non sottaciuto. «D'Annunzio come risorsa turistica, artistica e culturale? Mille volte sì. Ma bisogna che il legame tra lui e la sua (ingrata?) città natale sia divulgato, rafforzato, esaltato e non sottaciuto e occultato e che si continui a celebrarlo attraverso eventi culturali a lui dedicati. Ci ripensi il sindaco Alessandrini. Ascolti la voce non solo di una dannunzista e dannunziana qual io sono, ma quella di migliaia di cittadini della nostra amata Pescara e di tutti coloro che, stupefatti, stanno levando la propria voce in tutta Italia. Lasci quel logo di "Pescara città dannunziana" in bella mostra e sia orgoglioso, piuttosto, di essere il primo cittadino di una città che ha dato i natali ad un titano della cultura universale. Iterum rudit leo, ancora una volta ruggisce il leone: è un motto dannunziano. Faccia tornare a ruggire il leone. E che lo sentano tutti».