La polizia incontra gli studenti per parlare dei pericoli della rete
Torna oggi a Pescara “Una vita da social”, la campagna educativa itinerante realizzata dalla polizia, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, per sensibilizzare ad un uso corretto della...
Torna oggi a Pescara “Una vita da social”, la campagna educativa itinerante realizzata dalla polizia, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, per sensibilizzare ad un uso corretto della “rete”, considerato che un giovane su due è vittima di violenze, con il cyberbullismo, e il dato è in crescita. In un’aula didattica multimediale allestita su un truck, parcheggiato stamani in piazza della Repubblica, saranno accolti dalle 8 alle 14 studenti, genitori e insegnanti per parlare dei temi della sicurezza on line. I dati diffusi dalla polizia (Skuola.net) sono allarmanti: un ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account
falso e sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. L’anonimato, emerge, serve per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online, oppure per controllare i propri amici di nascosto o quelli da cui sono stati bloccati. Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner o chi cerca di sfuggire ai propri genitori. C’è anche chi vive per i like. Per uno su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. I giovani monitorano chi commenta, condivide o clicca “mi piace” sui propri contenuti.
Attraverso i like, infatti, si costruiscono amicizie e rapporti personali. Con “Una vita da social” si punta a prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione e molestie on line.
falso e sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. L’anonimato, emerge, serve per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online, oppure per controllare i propri amici di nascosto o quelli da cui sono stati bloccati. Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner o chi cerca di sfuggire ai propri genitori. C’è anche chi vive per i like. Per uno su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. I giovani monitorano chi commenta, condivide o clicca “mi piace” sui propri contenuti.
Attraverso i like, infatti, si costruiscono amicizie e rapporti personali. Con “Una vita da social” si punta a prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione e molestie on line.

