La prima avvocatessa di Pescara nel 1950: era esempio di libertà

Una targa in ricordo di Valeria Magno consegnata alla figlia La giudice Sacco: «È un riconoscimento per tutte le donne»
PESCARA. «Questo riconoscimento lo voglio dedicare a tutte le donne che sono nate come mia madre tra le due guerre: prevalentemente a quelle donne che non hanno avuto la fortuna di nascere figlia dell’avvocato Magno, perché mia madre ha avuto questa fortuna». È una Mariacarla Sacco, magistrato del tribunale di Pescara, piuttosto commossa quella che ieri ha ricevuto, in concomitanza della Giornata internazionale della donna, la targa voluta dal Comitato Pari opportunità, in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Pescara, in memoria dell’avvocatessa Valeria Magno, prima donna iscritta all’Ordine di Pescara (nel 1950), nonché madre della giudice Sacco. A consegnarle la targa è stata l’avvocatessa Chiara Sabatini, consigliere dell’Ordine di Pescara e membro del Comitato Pari opportunità, davanti ai vertici di Palazzo di giustizia: il presidente Angelo Bozza, il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini (che volle fortemente l’apertura del Gav, gruppo anti violenza, proprio dentro il tribunale a supporto delle donne vittime di ogni genere di violenza), il sostituto Anna Benigni, la presidente di sezione Maria Michela Di Fine, tutto l’ufficio del gip dove presta servizio la Sacco (i giudici Francesco Marino, Fabrizio Cingolani, Giovanni de Rensis), il presidente dell’Ordine Federico Squartecchia e tante avvocatesse e avvocati del foro di Pescara.
«Mia mamma», ha detto la Sacco, «è stata una donna di una classe e di una bellezza fuori dal comune: ha accettato in maniera apparentemente serena di essere sempre dietro a grandi uomini come suo padre e mio nonno. Sin da quando ero bambina mi ha trasmesso i suoi ideali di libertà, di indipendenza economica, personale e professionale. Si è separata nel 1960 quando il divorzio non esisteva e mi ha allevata da sola, forse anche contro l’ambiente familiare: va detto che comunque mio nonno era un uomo dell’Ottocento, grande avvocato che ha difeso Matteotti». Pasquale Galliano Magno fu infatti il difensore a Chieti di Velia Titta, la vedova dell’onorevole Giacomo Matteotti, parte civile nel processo contro gli assassini del leader socialista unitario. «La famiglia di mia mamma», ha aggiunto la giudice Sacco, «è sempre stata antifascista e lei ha vissuto da giovane l’emarginazione totale come ragazza, perché non poteva neppure andare al liceo in un periodo particolare, perché mio nonno era stato radiato dall’Albo per aver difeso Matteotti. E quindi ci tengo molto a sottolineare questi ideali di libertà, autonomia e indipendenza trasmessi da mia mamma».
È stato poi scoperto un dipinto, “Woman’s reportage” (posizionato davanti alle aule del tribunale), realizzato dall’artista Cristina Silvestri e donato al Comitato pari opportunità: opera che la stessa artista ha voluto sinteticamente spiegare.

