La Provincia è senza fondi Chiesti allo Stato 4 milioni
Se non sarà approvato il bilancio di previsione l’Ente rischia il pre-dissesto Il presidente Di Marco spera nell’operazione di vendita del patrimonio dell’Ente
PESCARA. La Provincia di Pescara rischia il pre-dissesto. Perché mancano 3,8 milioni di euro per chiudere il bilancio di previsione che non è stato ancora approvato. E questi giorni si annunciano fondamentali per capire se Palazzo dei marmi riuscirà a superare il periodo critico o meno. Le ancore di salvataggio a cui spera di potersi aggrappare il presidente Antonio Di Marco sono due. Da una parte c’è la soluzione locale, legata alla procedura di vendita del patrimonio dell’Ente. «A fine luglio sapremo se ci sono dei richiedenti, cioè soggetti interessati all’acquisto». Nel caso in cui non dovesse andare in porto la vendita, si dovrebbe far ricorso all’aiuto dello Stato. «L’Unione delle Province ha chiesto al Governo un intervento di 90 milioni di euro in favore di quelle Province che non hanno approvato il bilancio di previsione proprio per consentire di chiudere i bilanci. Abbiamo avuto un dialogo attento con il governo centrale» e ora si attende una risposta «dalla Ragioneria dello Stato».
Nel caso in cui il documento contabile non si dovesse approvare «andremo in pre-dissesto» con una serie di «vincoli» a cui sottostare. Ma Di Marco, che si è trovato in una condizione di difficoltà simile anche negli anni passati e ha già lanciato appelli dello stesso tenore sia ai parlamentari locali sia al governo centrale come rappresentante dell’Unione delle Province d’Abruzzo, è «fiducioso». Spera nella «vendita del patrimonio» mentre nella interlocuzione con il Governo è certo di aver «fatto capire» le difficoltà quotidiane delle Province. Nel ridurre le spese, Palazzo dei Marmi ha annunciato che non pagherà più le utenze del Conservatorio, come ha fatto fino ad ora. E la linea telefonica di questa scuola è stata tagliata alla fine di giugno. «Il segretario generale Carlo Pirozzolo», spiega Di Marco, «ha eseguito una verifica sulle partite di spesa ed è intervenuto per quelle non più sostenibili. Per il Conservatorio, in particolare, ci siamo resi conto che non è più di nostra competenza». E la cosa davvero «imbarazzante» non è il taglio, commenta, ma «che non ce ne siamo accorti prima. In ogni caso stiamo cercando una soluzione tampone». (f.bu.)

