La ragazza aggredita in palestra: «Da mesi vivevo nel terrore»

12 Agosto 2022

La 21enne ricostruisce gli attimi prima delle botte: si è infuriato perché avevo parlato con un ragazzo E ieri il 48enne, in carcere per lesioni e atti persecutori, è rimasto in silenzio davanti al giudice

PESCARA. Decide di non rispondere alle domande del giudice nell'interrogatorio di garanzia, Edmond Xhafa, il 48enne di origine albanese, buttafuori residente a Francavilla, finito in carcere a seguito dell’aggressione alla studentessa di 21 anni nella palestra Audace di Pescara il 27 luglio scorso, con le accuse di lesioni personali e atti persecutori: quest’ultimo reato introdotto per fronteggiare lo stalking nei codici rossi, contro la violenza sulle donne. Un episodio ripreso dalle telecamere della palestra e diventato poi virale a livello nazionale.
La decisione dell’arresto è stata assunta dal pm Benedetta Salvatore all’indomani dell'interrogatorio della parte offesa, quando il magistrato ha ritenuto di chiedere per l’uomo, già in carcere per possesso di armi e droga, la detenzione nello stesso istituto di pena, per salvaguardare la giovanissima vittima.
IL RACCONTO DELLA VITTIMA
«Ho conosciuto Edmond in palestra circa un anno e mezzo fa. Dalla frequentazione della palestra è nata un'amicizia che ci ha portato a frequentarci», ha riferito la ragazza, «qualche volta fuori dall’ambito sportivo. Con il passare del tempo Edmond è diventato geloso nei miei confronti, in quanto lo stesso prova un sentimento diverso dall’amicizia, da me però non corrisposto». Poi arriva l'escalation, con l’uomo che non sopporta neppure che la ragazza possa scambiare in palestra qualche parola con un altro uomo, così come è accaduto lo scorso 27 luglio. «Dopo avermi visto parlare con un’altra persona che si stava allenando», spiega ancora la vittima, «Edmond si rivolgeva a me chiedendomi perché avevo parlato con quella persona. Facevo presente che avevamo parlato della vacanza che l’altro aveva appena fatto e a questa mia risposta Edmond mi colpiva con un manubrio ginnico». E non era la prima volta. Sempre in palestra la ragazza era stata colpita con uno schiaffo alla spalla per questioni di gelosia. «La persona offesa riferiva», scrive il giudice Nicola Colantonio nella sua misura restrittiva, «che Xhafa reiteratamente l’aveva minacciata, anche dicendo che le avrebbe sparato a una gamba se l’avesse vista in giro con altri ragazzi».
IL PRECEDENTE DI GENNAIO
E ancora: «Anche a gennaio scorso l’indagato l’aveva strattonata per il braccio, costringendola, per timori di ulteriori aggressioni, a cambiare l'orario di accesso in palestra. Quello stesso giorno», scrive ancora il gip, «dopo averla vista parlare con un ragazzo, le si era avvicinata per tentare di baciarla, per poi, una volta respinto, iniziare a urlare, sbattendo per terra il telefono della ragazza e colpendola con uno schiaffo alla spalla». Ed è stato questo il motivo per cui la vittima non ha sporto denuncia dopo l’aggressione: temeva eventuali ritorsioni dell'uomo. IL VIDEO DELLA PALESTRA
«La visione dei filmati del sistema di sicurezza della palestra permettono di ricostruire incontestabilmente la dinamica degli episodi violenti accaduti. Si vede chiaramente», afferma il giudice, «che utilizzando un attrezzo ginnico, colpiva la ragazza scagliandole contro l’attrezzo per poi colpirla nuovamente con un violento pugno che faceva cadere a terra la persona offesa. Non soddisfatto, l'uomo alzava la ragazza prendendola per i capelli per poi colpirla con un ulteriore pugno e un violento calcio». Ed è a quel punto che uno dei presenti interviene, venendo a sua volta minacciato con una sbarra di ferro».
UNA VITA NEL TERRORE
Per quella ragazza la palestra, dove aveva superato alcune situazioni critiche della sua vita, era diventato un incubo. «Le ripetute aggressioni verbali e fisiche», conclude il gip, «con lesioni rilevanti, hanno certamente influito negativamente sulle scelte di vita della vittima, che si vedeva costretta, inopportunamente, ad affrontare le problematiche esistenziali create dall'indagato, così da non poter esprimere liberamente le proprie determinazioni ed affrontare con serenità ed autonomia le vicende della vita: ciò imponeva alla parte di mutare il proprio atteggiamento comportamentale per il timore di essere seguita e perseguitata dalla controparte».
IL PRECEDENTE CON LA MOGLIE
Xhafa nel 2014 era già stato raggiunto da una misura cautelare di aggravamento del divieto di avvicinamento, per gli stessi reati contestati oggi, all'epoca commessi nei confronti della moglie. Ma a suo carico c'erano anche altri episodi di violenza.