La trans: di giorno badante poi ricevo i professionisti

Intervista alla escort: «A Pescara da 4 anni, guadagno almeno tremila euro al mese ho tanti clienti fidati, i più ricchi non salgono a casa ma mi portano in hotel»
PESCARA. «Io sto in Italia dal 2006 e da 4 anni abito a Pescara. Ovviamente, per restarci, visto che non voglio essere una clandestina, ho dovuto trovarmi un lavoro per avere il permesso di soggiorno: per fortuna, ho incontrato gente di cuore che mi ha aiutato. Così, di mattina, assisto una coppia di anziani e guadagno 600 euro al mese che se ne vanno quasi tutti per l’affitto, poi, di pomeriggio, faccio un altro lavoro, quello vero che mi permette di vivere bene e di aiutare la mia famiglia». Adriana è una trans sudamericana, 40 anni compiuti e più di tremila euro al mese facendo la prostituta in un appartamento. «Lo faccio al chiuso perché in strada è denigrante», racconta, «ormai ho un circuito di clienti fissi. Chi sono? Dagli operai ai liberi professionisti, un po’ di tutto. Ci sono avvocati e architetti che non vogliono farsi vedere mentre vengono a casa mia e così passano a prendermi e andiamo da un’altra parte».
Perché è rimasta a Pescara?
«Sono in Italia dal 2006 e, da 4 anni, abito a Pescara perché mi trovo bene. Appena arrivata, giravo tutta l’Italia: ho iniziato a Roma, poi a Bari, i contatti mi hanno portato anche a Milano, Treviso e, alla fine, in Abruzzo dove ho deciso di fermarmi. Ho trovato persone che mi hanno dato una mano offrendomi un lavoro necessario per avere il visto».
Come si svolge il suo lavoro?
«Non appena arrivata si lavorava di più. È sempre così: quando sei nuova in zona, la domanda dei clienti è sempre alta perché tanti vogliono scoprirti, poi, man mano, i clienti si spostano alla ricerca di altri. Io, per fortuna, sono riuscita a creare un circolo di persone fisse. In pratica, loro si sono trovati bene con me, hanno capito che sono una persona tranquilla e vogliono evitare fregature. Per esempio, ci sono tante trans e ragazze che vengono qui in trasferta per qualche settimana, mettono i propri annunci sui siti Internet ma poi capita che le loro foto non corrispondano affatto alla realtà e un cliente, una volta aperta la porta, si trova davanti una persona totalmente diversa. In questi casi, possono succedere anche dei ricatti: “Non ti piaccio? Ora mi devi pagare il disturbo o chiamo i miei amici”, dicono. Diciamo che i miei clienti sono affezionati a me».
Ci racconta la sua giornata?
«Ho dovuto trovare un lavoro part-time per mettermi in regola con il permesso di soggiorno. Per mezza giornata, presto assistenza in una casa curando una coppia di anziani: devo ringraziare una famiglia che mi ha aiutato. Il resto della giornata, poi, faccio la escort».
Quanto guadagna?
«Al mese prendo 600 euro di stipendio ma ne devo pagare 500 di affitto: se non facessi anche la escort, non riuscirei neanche a fare la spesa. Come farei a vivere con 100 che mi rimangono. Insomma, devo arrotondare per forza, anche perché ho obbligazioni verso la mia famiglia: mia madre, in Sudamerica, ha bisogno di una mano. Facendo la escort, riesco a guadagnare tanto, per me e per la mia famiglia. All’incirca tremila euro puliti».
Quanto spende per la sua attività di escort?
«Dipende dalla pubblicità che faccio anche se, su questo, non si può risparmiare: gli annunci sui siti Internet costano quasi 600 euro al mese ed è una spesa fissa perché se non paghi nessuno sa che esisti. Poi, devo continuare la cura ormonale e curare il mio aspetto fisico con sedute di trattamento laser contro la ricrescita dei peli visto che conservo ancora la mia parte maschile. Ogni mese, una seduta dall’estetista mi costa 220 euro solo per le gambe e altri 50 euro per il viso».
Chi sono i suoi clienti?
«Dall’operaio fino al libero professionista, un po’ di tutto, avvocati, architetti. Soprattutto, è gente che sta bene a livello economico e che può permettersi il lusso di spendere per una escort. Chi ha i soldi si distingue subito: dalla macchina, dalla cura delle mani, dei capelli e della barba, dalla qualità delle scarpe e dell’abbigliamento. I più facoltosi vengono a prendermi sotto casa perché pensano che il mio appartamento non sia abbastanza discreto per loro e mi portano in un altro luogo».
Perché vengono con lei?
«Perché si sentono soli. Io parlo con loro e capisco che soffrono di solitudine anche se hanno una famiglia e non lo ammetteranno mai. Vengono non solo per un atto sessuale ma anche per stare con qualcuno che stia lì ad ascoltarli. I clienti nuovi, invece, vengono solo per curiosità: i ragazzi, alle prime esperienze, vengono per provare il sesso con un corpo diverso. I più anziani, magari, non hanno più una compagna e con me sentono quell’affetto che gli manca anche se il mio affetto è finto: io non posso innamorarmi di tutti quelli che vengono da me, però, li accolgo. Comunque, sono tutti eterosessuali».
Ci parla delle tariffe?
«In appartamento il minimo è 50 euro anche se lungo la strada ci sono quelle che lavorano a 30 euro. Io ho scelto di farlo in casa perché è meno denigrante. Più sicuro? Non è detto: quando apri la porta non sai mai chi può entrare. Ho saputo di tante donne che fanno il mestiere e, soprattutto quelle più anziane, sono state rapinate. Da sola in un appartamento, per una donna, è difficile difendersi. Io, invece, sono forte: se mi attaccano, so reagire. Così come io devo avere paura di chi può entrare in casa mia, così chi arriva deve temermi».
Ma lei pagherebbe per fare del sesso con una persona?
«Un uomo o una donna non li pagherei perché, in fin dei conti, il sesso sarebbe sempre lo stesso: con uno o l’altra, un atto sessuale è quasi sempre uguale. Pagherei, invece, per stare con una trans che offre un prodotto diverso. Con una transessuale si entra in un altro mondo».
Cosa pensa dei clienti?
«Io non giudico le persone che vengono con me, non ho pregiudizi. Il mio giudizio, semmai, dipende dai comportamenti delle persone: se sei maleducato, non ti ricevo più e i tuoi soldi non bastano a cancellare la maleducazione».
Essere transessuale a Pescara: si è sentita discriminata?
«Quando ho iniziato a cercare un lavoro normale, mi sono sentita discriminata, certo. Le persone ti fanno le storie e dicono che non c’è lavoro per non assumerti».
È felice della vita che fa?
«La felicità non è mai completa. Comunque, adesso, questo lavoro mi fa stare bene e non mi lamento. Del resto, conosco anche donne che lo fanno non per necessità ma per piacere fisico e per provare nuove esperienze, diciamo trasgressive». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

