Le fotografie del crimine mostrate all’indagato Per scuoterlo dal silenzio

8 Febbraio 2017

Di Lello resta zitto anche davanti alla madre che lo rivede per la prima volta Il difensore gli porge le immagini con il corpo di Italo. Ma lui non reagisce

VASTO. L’ultima persona con la quale ha parlato a lungo, raccontando il proprio dolore e quello che aveva commesso, è stato il maresciallo dei carabinieri Antonio Castrignanò. È accaduto al cimitero, il giorno del delitto. Dopo di allora le parole sono state sostituite dalle lacrime. Chiuso nel carcere di Torre Sinello Fabio Di Lello, 33 anni, si dispera. Alterna pianti sommessi a lunghi, lunghissimi silenzi. L’ex calciatore, che mercoledì 1° febbraio ha assassinato Italo D’Elisa, il giovane che il 1° luglio investì e uccise la moglie, Roberta Smargiassi, di 34 anni, ha pianto tanto anche ieri mattina.

Per la prima volta, i parenti hanno varcato la soglia del carcere di Vasto. Ma alla vista della mamma Lina, entrata nella casa circordariale di Vasto alle 8,30 (sperando di eludere i giornalisti arrivati da tutta Italia) con il fratello maggiore Marco, Fabio è scoppiato in un pianto dirotto. Non ha parlato di quello che è accaduto. Ha ripetuto una frase che era solito ripetere a casa: «La mia vita è finita». La visita della mamma è stata lampo. Poco dopo le 8 in carcere è tornato l’avvocato Pierpaolo Andreoni. Fabio ancora una volta è parso completamente immerso nel suo dolore. «Tace. Il dolore gli lacera l’anima», dice il legale. Andregale sta tentando di scuoterlo mostrandogli delle fotogafie. Anche le immagini tragiche scatte in via Perth, subito dopo l’omicidio. Un nuovo trauma potrebbe aiutarlo ad uscire dalla caverna di tormento in cui si è rifugiato. La famiglia teme che possa impazzire di dolore. Un consulente medico segue Di Lello all'interno del carcere. Per il momento l'uomo resta in isolamento. Ma sono stati costretti a trovare un rifugio anche i suoi genitori. La loro casa è circondata da curiosi e giornalisti. E loro sono troppo stanchi per parlare ancora. «Sono sfiniti, stremati. Temono di dire cose che possano danneggiare Fabio o ferire la famiglia D’Elisa. Chiedono il rispetto della loro privacy», sottolinea il legale.

Intanto i carabinieri indagano. Il maggiore Giancarlo Vitiello, comandante dei carabinieri di Vasto, conferma la delicata attività investigativa. Pare siano stati compiuti dei sopralluoghi nella casa nuziale di Roberta e Fabio, ma anche in altri luoghi frequentati dall’indagato. I carabinieri cercano elementi che possano aiutare a ricostruire la vicenda. L’idea dell’omicidio forse è nata a settembre, quando Di Lello si è procurato la pistola calibro 9. L’ultimo atto è stata la donazione della casa ai suoi genitori a dicembre, davanti al notaio Carmina di Cupello. Il porto d’armi, la donazione ma anche il mancato ricovero del giovane chiesto dai genitori ma non ottenuto per mancanza del suo consenso, saranno al centro di altre verifiche.

Chi conosce Fabio Di Lello assicura che il suo comportamento non era violento né pericoloso. Qualcuno, ieri, ha persino aperto su Facebook il profilo “Di Lello libero”. Gli investigatori stanno ascoltando tutte le persone che conoscevano i protagonisti di questa triste vicenda e altre che hanno assistito mercoledì all’omicidio. «L’attività investigativa comporta inevitabilmente degli interrogatori», è la telegrafica risposta del maggiore Vitiello. Altro l’ufficiale non vuole dire. Italo D’Elisa abitava non lontano dal punto in cui è stato ucciso. E il bar Drink water in via Perth era uno dei pochi locali in cui entrava. Lo ha fatto anche prima di essere ucciso. Il titolare, dopo la tragedia e sconvolto da quello che aveva visto, ha preferito restare chiuso. Solo ieri ha riaperto il locale. I fiori e i lumini che erano stati sistemati nel punto in cui Italo è morto non ci sono più. La città sembra tornare molto lentamente alla normalità. Speriamo sia così.

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