Le mani di agromafia sul post-terremoto Aziende in pericolo

L’allarme degli allevatori: speculazioni sui nostri prodotti Anche l’ex magistrato Caselli ieri alla Finanza dell’Aquila
L'AQUILA. In Abruzzo ogni giorno decine di aziende agricole rischiano la chiusura perché, semplicemente, non ce la fanno più ad andare avanti penalizzate da fattori di vario genere a cui si aggiungono anche le mafie che non rispettano leggi e regole.
SOS AGRICOLTURA. A lanciare l'Sos è un imprenditore, Pietro Paolo Martinelli, produttore del pecorino di Farindola (Pescara) che da un mese è presidente dell'Associazione regionale allevatori. Il rappresentante degli allevatori abruzzesi ha parlato ieri mattina all'Aquila, nell’Auditorium della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza dove è stato presentato il “Sesto rapporto sui crimini agroalimentari in Italia”. Martinelli ha definito “eroi” quelli che come lui ogni giorno lavorano con passione e abnegazione, costretti però a fare i conti con mille problemi: burocrazia asfissiante per la quale da tempo si chiede una semplificazione, danni provocati dalla fauna selvatica (cinghiali e lupi in particolare) con produzioni ormai più che dimezzate se non azzerate, necessità conseguente di comprare in inverno fieno e cereali a prezzi maggiorati, contributi europei spesso “bloccati”, pascoli montani “aggiudicati” a imprese di fuori regione disposte a pagarli di più. E a tutto questo si aggiungono Agromafia e Agropirateria (organizzazione non strutturata come quella mafiosa ma che ha un comportamento e una logica egualmente criminale) che hanno “operato” parecchio nel post sisma 2009 e 2016-2017.
IL CONFRONTO SUL RAPPORTO. Del sesto rapporto sulle Agromafie hanno discusso il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, Gian Maria Fara, presidente di Eurispes e vice presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, Gian Carlo Caselli, ex magistrato e oggi presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nel sistema agroalimentare, Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti, il generale Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Carlo Ricozzi, comandante ispettorato Istituti istruzione della Guardia di Finanza, il generale Gianluigi Miglioli, comandante della Scuola ispettori. Presenti fra gli altri il vicepresidente della giunta regionale Emanuele Imprudente, il consigliere regionale ed ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, rappresentanti di carabinieri e polizia. In platea anche duecento imprenditori agricoli aderenti a Coldiretti provenienti da ogni parte d'Abruzzo. Il rapporto è un libro di circa 400 pagine che parte da un numero che fa impressione: gli affari delle Agromafie ammontano (e il valore è quasi certamente sottostimato) a 24,5 miliardi di euro. Nel commercio alimentare la truffa è dietro l'angolo ovunque: dallo stoccaggio dei prodotti, al trasporto, alla trasformazione, all'arrivo sui mercati.
REGOLE VIOLATE. Le regole vengono violate costantemente (dalla contraffazione, al finto biologico, alle carni spacciate per fresche, alle mozzarelle sbiancate con la soda, al pesce “vecchio” rinfrescato). Ci sono poi fenomeni che colpiscono in particolare la nostra regione. Nel rapporto ampio spazio è dedicato alla “ripresa del comparto agroalimentare nelle zone colpite dal terremoto”. Ne viene fuori un quadro inquietante e dal quale emerge che spesso le agromafie hanno operato nascondendosi dietro finti gesti di solidarietà.
AGROMAFIE E POST SISMA. «A fronte dello sforzo di tanti per dare sostegno economico al sistema agricolo delle aree colpite da terremoto, non sono mancati episodi di mera e gravissima speculazione» è scritto nel rapporto «ciò riguarda, ad esempio, alcune proposte di acquisto di formaggi e altre tipicità proprie delle zone colpite dal sisma a prezzi più che dimezzati rispetto a quelli normali da parte di sciacalli con la scusa di manifestare solidarietà e vicinanza. Decine di aziende agricole hanno ricevuto anche proposte di acquisto con offerte economiche particolarmente basse. Lo stesso fenomeno si è registrato con riferimento a numerose proposte di acquisto avanzate ai proprietari di animali allevati e impossibilitati a restare nelle stalle considerate inagibili perché pericolose o parzialmente crollate. L’obiettivo è senza alcun dubbio quello di rivendere quei prodotti e quegli animali a prezzo maggiorato, a volte anche di tre o quattro volte, approfittando della straordinaria ondata di solidarietà manifestata dagli italiani verso le popolazioni colpite dal sisma».
CAPORALATO. Il fenomeno del caporalato (gente che si arricchisce sul lavoro degli altri) in Abruzzo è ancora lontano dall'essere estirpato come pure – e questo era stato rilevato già nei rapporti degli anni scorsi – il furto di bestiame e di attrezzi agricoli e le macellazioni clandestine.
RIFORMA NECESSARIA. L'ex procuratore Caselli è tornato a sollecitare una riforma dei reati riconducibii all'agroalimentare (riforma ferma da anni in parlamento) mentre il presidente Coldiretti ha chiesto trasparenza e controlli su alimenti che arrivano da nazioni estere (sud est asiatico per esempio) dove le produzioni vengono “pompate” in maniera illecita e poi arrivano a prezzi stracciati nei mercati italiani.
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