Lega, FdI e Forza Italia: il caso Marcozzi genera una reazione a catena

De Renzis, fuoriuscito dal Carroccio, si porta dietro altri sei politici D’Eramo finisce sott’accusa, ma reagisce anche a Marsilio e Sospiri
PESCARA. Non c’è bisogno di scomodare Priamo, Agamennone e Omero, per raccontare la spaccatura nel centrodestra che si sta consumando in questi giorni. Ma anche in Abruzzo la guerra fra i partiti della coalizione di maggioranza, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, nasce per una donna contesa, la consigliera Sara Marcozzi, ex 5 Stelle ed ex seguace di Luigi Di Maio, che il governatore Marco Marsilio di FdI, e il presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri di Forza Italia, hanno di fatto imbarcato nel centrodestra, dandole l’imprimatur di futura presidente della Commissione sull’acqua, contro il volere di Luigi D’Eramo e della sua Lega.
LA PRIMA MOSSA. Non è un poema epico, ma l’escalation degli ultimi eventi hanno sortito una reazione a catena, come in un’Iliade riscritta in abruzzese. E lo scontro esplode a meno di un anno dalle elezioni regionali del 2024.
La prima mossa, tre giorni fa, è del consigliere Luca De Renzis, che lascia la Lega. Subito dopo, venerdì scorso, nella riunione dei capigruppo, Marsilio e Sospiri da una parte, e dall’altra il vice presidente leghista della giunta, Emanuele Imprudente, arrivano alla rissa verbale.
Al primo, che ricorda che la Lega aveva dato il via libera all’operazione Marcozzi, ribatte Imprudente: «Mai dato alcun assenso. Forse c’è stato un equivoco». Ma interviene Sospiri: «Come no? De Renzis (allora ancora leghista, ndr) ha votato sì alla commissione-Marcozzi nella giunta per il regolamento». Pare che, subito dopo, siano volati fogli per aria. Come su un ottovolante, gli effetti della lite in Regione sono ricomparsi, ieri mattina, nei piani bassi.
QUI PESCARA. «Quando si incassano pesanti sconfitte elettorali, come è accaduto a Teramo, non si irride il candidato della propria coalizione, non si scade nell’offesa, nell’ingiuria, nella ridicolizzazione dell’uomo, che diventa semplicemente un sintomo della propria debolezza politica. Prova ultima l’abbiamo avuta nei giorni scorsi, quando D’Eramo ha attaccato il consigliere regionale uscito dalla Lega De Renzis, abbandonandosi a un mal di pancia stizzito e scomposto, anziché fare un mea culpa». Sono le parole di sei amministratori locali della provincia di Pescara che ieri hanno lasciato la Lega, ovvero Enrico Valentini, sindaco di Catignano e consigliere Ersi, Agostino Castagna, consigliere comunale a Catignano e vicepresidente Ater di Pescara, Lorenzo Mucci, ex sindaco di Nocciano, Giovanna Speziale, prima degli eletti a Nocciano e probabile vicesindaco, Angelita Palumbo, candidata alle ultime regionali con 2.400 preferenze e Gabriele Finocchio, presidente di Provincia Ambiente. «Quando all’interno di un partito si iniziano a registrare dimissioni, abbandoni, passi indietro, chi guida quel partito ha il dovere di aprire un confronto interno, di tentare il dialogo, di capire, se ne ha gli strumenti, l’origine del problema e individuare, se possibile la soluzione», hanno sottolineato i sei amministratori locali, «è evidente che l’esperienza leghista in Abruzzo è destinata a naufragare e non occorre la sfera di cristallo per prevedere una debacle ai prossimi appuntamenti elettorali».
BENZINA SUL FUOCO. Una manciata d’ore dopo D’Eramo ribatte. Le sue parole al veleno alzano il livello dello scontro. «De Renzis muove le sue truppe (sei persone…) facendo firmare loro un comunicato stampa di dimissioni dal partito attraverso un percorso di fake news nel tentativo, goffo e prevedibile, di danneggiarne l’immagine della Lega. Ma, tranne che l’ex sindaco Mucci, degli altri firmatari nessuno è iscritto al partito, che non votano e non fanno votare da tempo». Così sbotta il segretario regionale del Carroccio che, dopo aver affermato «provo imbarazzo per De Renzis, sia per l’uomo che per il politico», sposta la mira in alto.
«Questa vicenda», dice, «appare strettamente collegata all’affaire Marcozzi sulla costituzione di una nuova, inutile, commissione permanente sull’acqua, rispetto alla quale la Lega, come nel suo stile, ha assunto una posizione di coerenza e dunque di contrarietà», sottolinea D’Eramo che ricompone le tessere del mosaico sostenendo che De Renzis, poco prima di lasciare la Lega, nella sua qualità di presidente della Giunta per il regolamento, «ha tradito il gruppo consiliare che gli aveva dato mandato di non approvare e di rinviare la decisione sulla nuova commissione. Ma lui ha disatteso le indicazioni».
L’ultima parte diventa esplosiva, come benzina gettata sul fuoco: «La contrarietà emersa successivamente con un intervento del nostro portavoce, Francesco De Santis (ironico e sferzante, in una nota contro l’operazione-Marcozzi, ndr), ha scatenato l’irritazione e la reazione di qualche genio del centrodestra (D’Eramo scrive così riferendosi evidentemente alla lite Marsilio, Sospiri, Imprudente, ndr), guarda caso gli stessi che stanno gestendo il passaggio nella maggioranza della Marcozzi e che esercitano una forte fascinazione sul consigliere regionale De Renzis. Ordinandogli, immagino, di colpire il suo ex partito».
Altro che guerra di Troia: è una Casamicciola che vede per ora Pd e M5S (ma non Italia Viva) osservatori esterni e muti. Soprattutto perché ne traggono un grosso vantaggio per le regionali del 2024.
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