Linari dopo l’assoluzione: la ferita non si rimargina

Parla l’ex sindaco di Torre de’ Passeri, finito sotto processo per concussione «Ho vissuto momenti di grande amarezza. Sono fiero del mio lavoro»
TORRE DE’ PASSERI. Finisce un incubo per Antonello Linari, ex assessore e consigliere provinciale del Pd ed ex sindaco di Torre de' Passeri. Nei giorni scorsi per lui è arrivata l’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, rispetto all’accusa di concussione per induzione. E la sentenza, tanto attesa, restituisce serenità all’ex primo cittadino di Torre.
È lui stesso a spiegare come ha trascorso questi anni, in attesa della conclusione della vicenda giudiziaria. «Ho vissuto momenti di grande amarezza», dice l'ex sindaco. È successo tutto «proprio quando ero stato rieletto e pensavo di continuare a rendere un buon servizio ai cittadini che mi avevano rinnovato la fiducia. Ora è tutto finito, ma le ferite spesso non si rimarginano e lasciano cicatrici. Durante quegli anni, in paese sono state realizzate tantissime opere pubbliche con una sequenza mai verificatasi in passato. Dei miei mandati sono andato sempre fiero ed orgoglioso», sottolinea.
Le indagini partirono nel 2011 dopo la denuncia di un imprenditore locale che segnalava la richiesta di denaro per ottenere appalti da parte del tecnico comunale Paolo Arditi e del primo cittadino. I fatti, però, risalgono ad eventi accaduti prima del sisma del 2009, anche se alla loro scoperta si arrivò indagando sui lavori e le pratiche del terremoto.
Linari esce completamente pulito dal procedimento, mentre Arditi è stato condannato a tre anni in riferimento ad un solo episodio non coperto dalla prescrizione.
Le accuse per Linari vertevano su tre casi per i quali è risultato estraneo alle accuse e per un quarto per il quale è stato scagionato con formula piena. Gli imputati, secondo l’accusa, avrebbero escogitato un sistema per eludere le gare pubbliche e praticare l'affidamento diretto dei lavori. Linari, difeso dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti contestati e la difesa ha dimostrato le sue ragioni.
Gli anni sono trascorsi nell'angoscia, per l'ex sindaco, soprattutto perché c’era la consapevolezza di essere innocente. Quando scoppiò il caso, nel 2011, Linari era al secondo mandato da primo cittadino. È rimasto al suo posto ribadendo di sentirsi ferito dall’accaduto, ma di nutrire piena fiducia nella magistratura. E non ha mai abbandonato la politica. Anzi dal 2014 è presidente del consiglio comunale, dopo essersi candidato nella lista del Pd capeggiata da Piero Di Giulio, oggi sindaco. La sentenza conferma il suo «impegno di amministratore, rivolto al bene pubblico».
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