«Marelli, la fabbrica è un forno» I sindacati pronti allo sciopero

Denuncia di Fim, Fiom e Uilm: «Picchi di calore asfissianti mettono a repentaglio la vita dei lavoratori» Lunedì scorso, nel secondo turno nell’officina, gli impianti di raffreddamento sono andati in blocco
«La fabbrica è un forno». Pronta la protesta per il caldo asfissiante allo stabilimento Magneti Marelli di Sulmona. Le organizzazioni sindacali minacciano otto ore di sciopero. La tensione resta alta nella fabbrica tornata al centro dell’attenzione politica per la crescita degli esuberi e il futuro sempre più incerto. Alla complicata situazione sul piano produttivo e occupazionale, si aggiunge l’estate da bollino rosso che sta creando non pochi problemi agli operai per via delle temperature insostenibili. «Un caldo eccessivo con picchi di calore asfissianti che mettono a repentaglio la vita dei lavoratori», fanno notare la Rls e Rsa Fim, Fiom e Uilm. Per le organizzazioni sindacali il caldo da record in officina deriva da «scarse manutenzioni, macchinari obsoleti e organizzazione del lavoro fatiscente ed esasperante». Il tutto nonostante interventi su portoni, finestre e sistema di raffrescamento. La nota sindacale evidenzia che «lunedì scorso, sul secondo turno, gli impianti di raffreddamento sono andati in blocco».
temperature record
Molte località abruzzesi ieri hanno superato i 40 gradi, con un picco di 42,3 a Castiglione a Casauria, nella Val Pescara, registrati attorno alle 13. A seguire, secondo i dati dell'associazione Aq Caput Frigoris, Bussi sul Tirino e Popoli, rispettivamente con picchi di 41,9 e 41,4 gradi, poi Ofena, nell’Aquilano, con 40,8 gradi, e Fara Filiorum Petri (Chieti), con 40,3 gradi. Nel paese a 227 metri di altitudine, a metà mattinata il termometro segnava già 39,5. Sulla costa, le temperature, seppure altissime, non hanno raggiunto i valori dell’entroterra, ma è l’afa a dominare. Anche in montagna superati abbondantemente i 30 gradi persino oltre i 1.400 metri. Raggiunti 32,3 gradi sull’Altopiano delle Cinquemiglia, 1.250 metri di altitudine; 32,2 gradi a Castel del Monte, 1.325 metri, e a Santo Stefano di Sessanio, 1.220 metri; 31,3 gradi a Rocca Calascio, 1.450 metri, e 30,7 gradi a Piani di Pezza, 1.450 metri. A Pescara, invece, sfiorati i 36 gradi. La città adriatica, per la settima giornata consecutiva, è tra quelle col bollino rosso del ministero della Salute, che indica il massimo rischio caldo per tutta la popolazione. Lo sarà per altri due giorni, ancora per oggi e domani. Il livello 3 dichiarato dal ministero della Salute per Pescara – dove il bollino rosso va avanti ormai da diversi giorni – indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche; tanto più prolungata è l'ondata di calore, tanto maggiori sono gli effetti negativi attesi sulla salute.
neve e ghiaccio in quota
Accumuli di neve e lastre di ghiaccio in mezzo al verde ed escursionisti in tenuta estiva. Non tutti i segni dell’inverno sono spariti sui monti abruzzesi, malgrado le alte temperature. Lo dimostrano le foto scattate in questi giorni, a metà luglio, a 1.650 metri di quota che immortalano «una situazione eccezionale, dovuta a una primavera molto fresca», chiarisce l’alpinista Davide Peluzzi. «È l'estate con più neve che abbia mai visto in Abruzzo, in 30 anni di escursioni sulle nostre montagne e non solo». Presidente di Explora guide, associazione per la formazione di guide ambientali escursionistiche riconosciuta dal Mise, ambasciatore del Parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga nel mondo e direttore responsabile del magazine Universal Geographic, Peluzzi spiega: «Fino a 20 giorni fa le temperature erano abbastanza al di sotto della norma. Ho riscontrato infatti nevai ovunque nel cuore del Gran Sasso. E questi accumuli hanno provocato pochi mesi fa una valanga sul versante Nord-Ovest del Corno Grande (2912 m): è scesa una grande quantità di neve che si è aggiunta a quella che già c’era». Le foto sono state scattate nel Vallone delle Cornacchie, al di sotto del ghiacciaio del Calderone, corpo glaciale più meridionale d’Europa e l’unico degli Appennini, sul massiccio del Gran Sasso, nel territorio di Pietracamela.

