Maria uccisa in Svizzera, al via gli interrogatori dei 17 testimoni

La tragedia di Aarau, le indagini. Il 43enne svizzero resta l’unico sospettato per la sparatoria al rave costata la vita alla 22enne di Città Sant’Angelo. E gli avvocati abruzzesi nominano due legali elvetici per seguire la fase delle indagini preliminari
PESCARA. Partono oggi gli interrogatori sui 17 testimoni presenti quella notte all’Aarauer Rave, il party techno che da festa della musica si è trasformato in un’inspiegabile tragedia a causa dei 40 colpi sparati all’impazzata da un uomo. A cadere uccisa sotto quella gragnuola di spari è stata soltanto la 22enne abruzzese Maria Spinelli, domenica 30 agosto alle 2.30 del mattino. Sei i feriti. E oggi, da quelle testimonianze, tra giovanissimi che hanno provato a soccorrere Maria per primi e persone che la polizia svizzera definisce come «informate sui fatti», potrà emergere un quadro già più dettagliato di quello che è accaduto quella notte. Non è ancora certo, però, se tra i 17 interrogatori sia in programma anche quello dell’unico sospettato al momento, a cui la stampa svizzera ha dato un nome, arrivando fino davanti alla sua porta di casa. Si tratterebbe infatti di Julien G. (il suo cognome, anche sui quotidiani svizzeri, rimane puntato), un 43enne che viveva una vita appartata nel villaggio di Montsevelier, nel Giura. La sua porta d’ingresso ora è sigillata con un sigillo della polizia.
LA DIFESA DELLA FAMIGLIA
Entrambi gli avvocati che assistono la famiglia, Bruno Gallo per la parte paterna e Antonella Crudeli per quella materna, hanno nominato un legale svizzero che si occuperà ora di seguire tutta la fase preliminare al procedimento giudiziario. «Le autorità svizzere ci hanno comunicato l’inizio degli interrogatori», dice l’avvocato Gallo. «Sono stati programmati 17 interrogatori di persone informate sui fatti, che termineranno verosimilmente il 2 ottobre. Abbiamo incaricato un primario legale svizzero che, in collaborazione con il mio studio legale, porterà avanti le ragioni della famiglia paterna della povera Maria, sia nella fase delle indagini preliminari sia nella successiva fase processuale, anche dinanzi al Tribunale federale svizzero». A nominare un legale è stato, appunto, anche il legale della parte materna, alla quale è stato comunicato di aver ricevuto dalla polizia il programma con la sequenza temporale degli interrogatori. Dalle autorità svizzere rimane il massimo riserbo sul procedimento e, soprattutto, sulla tutela della privacy dei soggetti coinvolti.
IL 43NNE SVIZZERO
Al momento gli inquirenti hanno stretto il cerchio attorno a Julien G. Il 43enne di nazionalità svizzera, residente nel Canton Giura, è arrivato in auto ad Aarau e, dopo aver parcheggiato, ha raggiunto a piedi la zona dell’ippodromo di Schachen. Dall’esterno dell’area l’uomo ha sparato più di 40 colpi con un AK-74 non a ripetizione, cambiando ripetutamente posizione e direzione di tiro e facendo fuoco indiscriminatamente verso la folla, che fortunatamente in quel momento era di un centinaio di persone rispetto alle 3.500 di un’ora prima. Poi l’uomo sarebbe tornato verso il parcheggio e avrebbe esploso altri colpi con una pistola, anche contro un veicolo che si stava allontanando, per poi fuggire in automobile. Gli inquirenti, grazie alla targa dell’auto, erano sulle tracce dell’uomo, che però si è presentato spontaneamente alla polizia a Delémont. Nella sua automobile sono state trovate tre armi cariche: due pistole e un fucile d’assalto AK-74. Gli accertamenti balistici hanno stabilito corrispondenze tra i bossoli raccolti ad Aarau e una delle pistole e il fucile sequestrati. Il sospettato aveva prestato servizio nell’esercito svizzero come cuoco fino al 2013, ma le armi usate per l’assalto erano state acquistate privatamente con un’autorizzazione concessa dalle autorità del Giura circa vent’anni fa. Secondo il procuratore Christoph Rüedi, il 43enne aveva problemi di salute mentale, anche se dai primi accertamenti non risulterebbe in cura presso cliniche psichiatriche. Eppure, sarebbe stato anche il padre del 43enne a sostenere che il figlio soffra di schizofrenia. Ma non solo: dal padre dell’indagato sono arrivate le uniche parole di scuse rivolte alla famiglia Spinelli: «Ci scusiamo per nostro figlio». Quelle scuse, però, restano soltanto parole per una mamma e un papà che piangono la loro figlia, volata in Svizzera con la speranza di cambiare vita e costruirsi un futuro. Un futuro che, quella notte, è stato spezzato per sempre.

