Pescara

Croce e la bancarotta Anno Zero. Il giudice: “Non basta dimettersi”

7 Settembre 2026

Pescara, le ragioni della sentenza. L’assessore condannato a 1 anno e 6 mesi come consigliere del cda della società dei fratelli Serraiocco. Le motivazioni: pur non partecipando alle attività illecite aveva il dovere di attivarsi per impedirle

PESCARA. «È stato chiarito anche dalla Suprema Corte e riaffermato con estrema chiarezza, il principio secondo il quale l’amministratore “senza deleghe”, da un lato ha il dovere di richiedere e acquisire informazioni in sede consiliare sulla gestione delle attività aziendali, ma, dall’altro lato, avendo acquisito informazioni e/o quando sia a conoscenza di un possibile evento illecito e/o di un segnale di “allarme”, ha il dovere di esprimere dissenso e attivarsi per impedire il compimento dell’illecito; se non lo fa è responsabile anche penalmente per concorso nel reato commesso dal consiglio di amministrazione».

È il passaggio delle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna dell’attuale assessore comunale Claudio Croce, rimasto coinvolto nella bancarotta fraudolenta e nel fallimento della società “Anno Zero” (dichiarata fallita il 3 novembre 2020), gestita dai fratelli Andrea e Vincenzo Serraiocco, società nella quale aveva ricoperto il ruolo di consigliere per un certo periodo.

CONSIGLIERE AMMINISTRAZIONE

Condannato con il rito abbreviato a un anno e mezzo di reclusione, Croce avrebbe pagato per la sua inerzia, per non aver fatto nulla per evitare il tracollo della società, anche se non avrebbe mai partecipato alle presunte attività illecite dei Serraiocco. Tre quarti della sentenza riguardano la sua posizione: Croce avrebbe dovuto assumere tutte le informazioni necessarie per comprendere la situazione societaria ed economica visto che, come scrive il giudice in sentenza richiamando la relazione del curatore, «lo stato di insolvenza “irreversibile” si palesa sin dall’anno 2015», mentre i fatti contestati agli imputati sono del 2020.

Le dichiarazioni difensive di Croce non hanno sortito l’effetto sperato perché il giudice Mariacarla Sacco ha sottolineato che «il consigliere di amministrazione Croce non ha posto in essere diffide formali agli organi delegati; non ha formulato la richiesta di convocazione straordinaria del consiglio, non ha formalizzato alcuna segnalazione al collegio sindacale, ma si è limitato a comunicare le sue dimissioni, non motivate, il 6 dicembre 2019».

«Sapevo che Anno Zero aveva una situazione contabile e finanziaria di tutto rispetto», avrebbe detto Croce nelle sue dichiarazioni al giudice, «in quel momento la situazione era una fotografia totalmente positiva che non dava nessun tipo di alert o di allarme». E invece, secondo il giudice, sarebbe bastato andare a controllare i bilanci per rendersi conto della reale situazione: «in presenza di plurimi segnali di allarme», che emergevano dalla consultazione dei bilanci degli anni precedenti, «a fronte del silenzio del presidente del cda nel non convocare un primo consiglio, è corrisposta l’inerzia dell’imputato Croce e nel momento della conoscenza di un pignoramento verso terzi, da parte dell’Agenzia delle Entrate, per un milione e 700 mila euro, il consigliere senza deleghe Croce non si è attivato formalmente per impedire il depauperamento totale della garanzia creditoria».

SINDACO COLLEGIO SINDACALE

Insieme a Croce aveva chiesto l’abbreviato anche l’altro esponente politico, Eugenio Seccia (Forza Italia come Croce) che faceva parte del collegio sindacale. Per lui c’è stata l’assoluzione anche perché «è risultato che Seccia avesse all’epoca, solo una “comunanza politica” con Vincenzo Serraiocco, militando entrambi nella stessa area politica, ma l’attività di commercialista era svolta ed esercitata da ciascuno in modo autonomo e indipendente». Cioè tra i due non c’era nessuna commistione, tanto che la giudice scrive che «la condotta di Seccia può essere qualificata negligente e/o imperita in punto di elemento soggettivo, ma non vi è prova sufficiente che l’attività di controllo del sindaco Seccia avrebbe potuto impedire o limitare il danno per la società Anno Zero».

LA PRESIDENTE

Diversa, invece, la posizione della presidente del collegio sindacale, Laisa Del Ciotto, condannata a 1 anno e 4 mesi: aveva uno stretto rapporto professionale con Vincenzo Serraiocco, una «collaboratrice qualificata» del suo studio, come si afferma in sentenza. Per lei determinanti sono state forse proprio le sue dichiarazioni rese in udienza: «Del Ciotto ha puntualizzato che», scrive la giudice Sacco, «quando Serraiocco le aveva proposto di entrare a far parte del collegio sindacale di Anno Zero, lei stessa non aveva ritenuto necessario controllare i bilanci della società, pur a conoscenza dei problemi di Mirko Paolini (il presidente della società che ha patteggiato 3 anni ndc), considerando Vincenzo Serraiocco una garanzia».

GLI ALTRI CINQUE

Gli altri cinque imputati, Andrea e Vincenzo Serraiocco, Nelco Doati, Francesco Di Censo e Donato Zicola (questi ultimi due componenti del collegio sindacale accusati di non aver vigilato sull’operato di Serraiocco e company), andranno a processo: prima udienza 13 ottobre prossimo.