Marito ucciso, la moglie lo accusa «Senza i miei figli sarei già morta»

Seguendo la scia di sangue, si ipotizza che Cocco abbia aggredito la donna in cucina e poi in sala All’origine della lite, la pensione di accompagnamento di un figlio disabile percepita dalla 67enne
BRITTOLI. «Se non fossero arrivati i miei figli a salvarmi, sarei morta». È la frase shock che riferisce agli inquirenti Cleonice Di Sano, 67 anni, la vittima mancata della tragedia familiare che sabato scorso a Brittoli è finita con l’uccisione del marito Cesidio Cocco, 74 anni, ex muratore, colpito a morte dal figlio intervenuto per salvare la madre.
La donna ha iniziato così il suo racconto in ospedale, subito dopo l’accaduto, ai carabinieri. Massimo Cocco, 47 anni, è ora sotto inchiesta per omicidio aggravato (in quanto a carico di un familiare), anche se il pm Andrea Papalia, che coordina le indagini, da subito ha ritenuto il suo racconto veritiero tanto che non ha richiesto al momento nessuna misura cautelare, lasciandolo a piede libero, mentre sta valutando gli estremi di una legittima difesa. La lite tra i coniugi, non certo la prima di una coppia che, separata e con una denuncia di lei nei confronti di lui per maltrattamenti, viveva in due piani diversi della stessa abitazione (lei al piano di sopra con uno dei suoi quattro figli affetto da disabilità, lui al piano di sotto) sarebbe stata causata da questioni di soldi. Il marito rinfacciava alla moglie di usufruire, oltre che della pensione, anche dell’indennità di accompagnamento per il figlio disabile. Una discussione che sabato, intorno alle 8,30, è subito degenerata e solo l’intervento di un vicino di casa, che ha subito avvertito i figli che abitano nelle vicinanze, ha evitato che la mattinata si concludesse con un duplice omicidio.
La sconvolgente scena potrebbe spiegare la reazione del figlio Massimo, il primo a intervenire (il secondo, arrivato poco dopo, chiama i soccorsi). In casa sangue dappertutto. Quando il figlio Massimo entra, il padre sta colpendo violentemente la madre. Alla vista del figlio, il padre-padrone, già responsabile di altri episodi di violenza, e che non aveva da tempo buoni rapporti con i figli, sposta subito la sua attenzione su di lui e tra padre e figlio nasce una colluttazione che poi porta alla morte Cesidio. L’aggressione alla donna era iniziata in cucina dove gli inquirenti hanno trovato una gran quantità di sangue. Il marito, secondo una prima ricostruzione, avrebbe poi seguito la moglie in sala da pranzo e continuato a picchiarla selvaggiamente tanto che la donna, attualmente ricoverata in neurochirurgia per i violenti colpi ricevuti sul volto, a breve potrebbe essere trasferita nel reparto di maxillofacciale. La donna perde molto sangue anche per la rottura del setto nasale e le tracce arrivano sulla porta della sala. In quel frangente, l’intervento del figlio Massimo (difeso dall’avvocatessa Cinzia Marganella) diventa determinante per salvare la madre che non avrebbe potuto resistere ancora a lungo alla violenza del marito. Massimo e Cesidio ingaggiano una lotta a colpi di pugni, fino a quando il figlio prende una sedia e la rompe addosso al padre che cade a terra. Da un primo esame esterno compiuto dall'anatomopatologo Ildo Polidoro che arriva sul posto insieme al magistrato e visiona il corpo della vittima a terra (faccia in su, disteso tra il tavolino della sala e una madia), non sembra che quei colpi sul volto inferti dal figlio siano apparentemente compatibili con il decesso. Quindi diventa indispensabile eseguire l'autopsia che verrà fatta questa mattina, proprio per verificare l'esistenza di lesioni interne che ne avrebbero potuto causare la morte. Le macchie di sangue sui vestiti del figlio (costretto anche lui a ricorrere alle cure dei sanitari per i colpi ricevuti dal padre, soprattutto sul collo) raccontano anche che Massimo, dopo la furibonda lite con il padre, ha abbracciato la madre massacrata di botte e l’ha trascinata fuori di casa. Nella caserma dei carabinieri, davanti al pm e al suo difensore, Massimo Cocco ricostruisce la scena iniziale con il padre intento a picchiare la madre e racconta della colluttazione nata con il genitore. Un racconto che convince tutti. Ieri il legale dell'indagato accusato di omicidio, ma con la possibile causa di giustificazione di una legittima difesa, è tornata dai carabinieri forse per produrre documenti utili alle indagini.

