Masci: è una stagione d’oro ora basta con le polemiche

13 Agosto 2022

Il sindaco: con la Bandiera blu siamo diventati una città turistica, crediamoci

PESCARA. È una stagione con il segno più, partita bene «a maggio, quando la città era piena di gente per il Giro d’Italia». E anche in questi giorni ci sono tanti turisti che hanno scelto il capoluogo adriatico per le vacanze. Se è vero che è stato «il Covid a spingere gli italiani a riscoprire la penisola», è vero anche che «Pescara si è presentata in una nuova veste, grazie alla Bandiera blu, mentre in passato non ha mai avuto il ruolo di città turistica. E così, chi cerca un meta balneare e vuole la qualità, scopre Pescara. Sono strafelice che ci sia tanta gente». È entusiasta il sindaco Carlo Masci, che pensa in grande.
Cosa offre Pescara, perché viene scelta dai turisti? E cosa ha determinato il cambio di passo?
«La città offre tutto. Mare, spiaggia, un bel centro, negozi, locali. E poi è la porta dell’Abruzzo: qui arrivi, ti fermi ma puoi anche girare la regione, raggiungere altre località, tra mare e montagne, dalla costa di trabocchi a Santo Stefano di Sessanio, per dirne due. La città è curata, non ha nulla da invidiare a località come Rimini e Riccione. È bella, vivibile, i giovani si divertono, e pure le persone di una certa età. Ovunque vai ci sono manifestazioni, ogni sera, di vario genere. Nei prossimi giorni ci saranno tre concerti in piazza, da martedì. Poi ci sarà il festival dannunziano. Insomma è una stagione lunga, e il meteo ci assiste. Qui arrivano tanti stranieri, ne ho conferme continue, per strada e nei negozi: d’altronde in 5 minuti si raggiunge il centro dall’aeroporto, anche questo conta. E ci sono dei bellissimi bed and breakfast. La differenza rispetto al passato è legata al marchio, che abbiamo oggi. Ce l’ha insegnata D’Annunzio, la capacità di brandizzare le cose. Prima il marchio era quello del mare inquinato, mentre ora è pulito. E non c’era quello che c’è oggi, non nella stessa misura».
E basta questo?
«No, questo è il punto di partenza. Non siamo come le Maldive, certo, ma abbiamo delle carte da giocarci che vengono apprezzate: dicevo, ad esempio, dei trabocchi e della pista ciclabile, in una logica regionale. Già, perché noi dobbiamo “vendere” la regione intera. Abbiamo ancora dei limiti, è vero, ma anche delle potenzialità uniche. Ora dobbiamo mettere un tassello per volta, forti delle visualizzazioni, e sono milioni, del virtual tour, e del salto di qualità che abbiamo fatto con i musei. La nostra offerta, sul fronte dell’arte e della cultura, ci permette di dire che non stiamo all’anno zero. Forse dovremmo evitare certe polemiche che scoppiano per motivi incomprensibili».
A proposito delle polemiche, le ultime hanno riguardato la riuscita della notte dei saldi.
«Io non voglio fare polemica. Anzi voglio dire che ci vuole più concordia. Si deve credere nella città, e dico nella città non nell’amministrazione, e muoversi tutti nella stessa direzione. Perché altrimenti si rischia di fare un danno a Pescara. Quando parliamo male dell’amministrazione facciamo un danno alla città. I commercianti che polemizzano e dicono che non c’era nessuno, mentre in realtà era pieno, rischiano di fare del male a se stessi. Il salto di qualità si verifica con la partecipazione delle categorie, che non possono venire in Comune solo a protestare ma devono investire sulla città».
Ma i pescaresi ci credono?
Sì, i pescaresi ci credono, vedono il cambiamento e lo toccano con mano, vedono la città che si trasforma a livello europeo. Ma questo comporta che in ogni ristorante ci dev’essere qualcuno che parla inglese. Ognuno di noi deve fare un passo avanti nel cambiamento».
E quali sono i prossimi passaggi sui cui lavorare?
«Bisogna organizzare la ricettività. In una città dove non ci sono hotel, crescono i b&b, ma non fanno parte di un sistema. Si dovrebbe creare, e migliorare sempre di più i servizi ai turisti e ai cittadini. Penso, ad esempio, ai posti per le bici che gli stabilimenti dovrebbero mettere a disposizione, al plastic free da perseguire, a una città più verde».
E cosa manca a Pescara?
«Uno spazio per i congressi, con 500 posti. Ma ci stiamo lavorando nell’ambito del progetto dell’ex Cofa, e anche con la riqualificazione del Conservatorio. Ma abbiamo anche dei fondi per strutturare i musei e il Flaiano, in questo senso. Manca anche un hotel a 5 stelle. Ma sta arrivando. Uno o più d’uno alberghi di qualità».