Mattatoio chiuso, i veterinari Asl: struttura da riaprire al più presto

16 Gennaio 2023

A 15 giorni dalla sospensione del servizio per questioni gestionali, parla il direttore di Igiene e Alimenti «Una mazzata per gli allevatori della regione, con conseguenze negative anche sull’aspetto sanitario»

PESCARA. «La chiusura del mattatoio di Pescara è una mazzata per l’intera filiera della zootecnica abruzzese». È l’allarme lanciato da Fabrizio Lodi, direttore del Servizio veterinario di Igiene degli Alimenti di origine animale della Asl, che auspica una rapida riapertura della struttura di via Raiale che ha chiuso il 5 gennaio per questioni legate a scadenze contrattuali e difficoltà gestionali. L’impianto risale agli anni ’70 e produce un fatturato di 700mila euro annui. Gli allevatori, pronti a un ricorso al Tar per i danni conseguenti alla chiusura della struttura che il tempo ha reso fatiscente, provengono da tutta la regione. Solo su Pescara, 250 famiglie gravitano intorno all’impianto nato sulla scia del Regio decreto del 1928 che obbligava i Comuni al di sopra di 6mila abitanti ad aprire un macello pubblico sul territorio.
«Il mattatoio di via Raiale è un osservatorio epidemiologico di grandissima importanza», afferma Lodi, «dove vengono macellati 4500 bovini all’anno; 50 equini; 11mila ovicaprini e 10mila suini, secondo una media degli ultimi tre anni. A ogni macellazione, che si effettua dal lunedì al venerdì mattina, e qualche volta anche pomeriggio, sono presenti due veterinari che monitorano ogni fase dell’abbattimento dei capi, con visite e ispezioni su carni e organi. I pezzi “sani” vengono stoccati nei frigoriferi, gli altri sono sottoposti a ulteriori analisi a cura dello Zooprofilattico di Teramo».
Nel mattatoio di via Raiale, continuamente sottoposto, durante l'apertura, a controlli e ispezioni anche sulla struttura, sulle attrezzature, celle frigorifere, porte e pavimentazione, si effettuano anche abbattimenti di capi infetti, ovvero animali colpiti da «malattie infettive di vario genere, prevalentemente brucellosi e tubercolosi», spiega il veterinario della Asl. «La peste suina ci ha toccato marginalmente ma il 70% delle malattie che colpiscono l’uomo sono di derivazione animale. Il nostro compito è tutelare la salute dell’uomo attraverso i controlli sugli animali. La struttura è vecchia e avrebbe bisogno di manutenzioni strutturali per ripristinare certi requisiti come le celle frigorifere da rinnovare, le porte, la pavimentazione, da sistemare. Come Asl abbiamo fatto una serie di prescrizioni a 60 giorni di tempo, a partire da novembre», e quando non sono state rispettate sono scattate le sanzioni. «Il mattatoio di Pescara dovrebbe essere riaperto al più presto», ammonisce Lodi, «perché è un punto di riferimento fondamentale per gli allevatori che confluiscono da tutta la regione» e che in questa fase si stanno rivolgendo a impianti più piccoli in Val Pescara, Rosciano (attualmente chiuso ma dovrebbe riaprire a fine mese), a Civitella Casanova, Pianella, Tocco da Casauria, Collecorvino. «La situazione è seria», conclude il dirigente Asl, «la chiusura dell’impianto è una batosta per la zootecnia abruzzese, un duro colpo per un settore che ingloba un indotto di decine di allevatori che ora, molto preoccupati, chiedono di velocizzare l'iter della riapertura dell'impianto di via Raiale».