Medici no vax, si lavora a convincere gli scettici

Appello di Gagliardi (Ordine di Chieti): «Invito tutti i colleghi a vaccinarsi» Ceccagnoli (Pescara): «Il dato del 10% riguarda anche infermieri e Oss»
Mentre la campagna vaccinale corre spedita, con l'obiettivo di raggiungere la tanto ambita immunità di gregge, prevista, a questi ritmi, per la fine di agosto, si lavora per sensibilizzare gli scettici e convincerli a vaccinarsi. Tra questi ci sono anche tanti operatori sanitari. Medici, infermieri e Oss che, per svariate ragioni, hanno scelto di non sottoporsi alla somministrazione. Sarebbero il 10% del totale, secondo le stime del coordinatore regionale della campagna, Maurizio Brucchi.
In base alle disposizioni ministeriali, rischiano la sospensione dal lavoro, che potrebbe arrivare a breve. L'iter prevedeva che gli ordini professionali fornissero alla Regione Abruzzo gli elenchi degli iscritti, per incrociare i dati e verificare chi si era sottoposto a somministrazione e chi no. Poi le Asl, al termine delle verifiche, avrebbero dovuto comunicare l'esito degli accertamenti agli stessi ordini professionali, per i successivi provvedimenti. Al momento, però, le comunicazioni ufficiali non sono ancora arrivate.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici a fine giugno aveva dato indicazioni a tutti gli ordini territoriali di provvedere, in presenza di un accertamento da parte della Asl di operatori sanitari e medici non vaccinati, alla sospensione. «A noi risulta che le percentuali siano piuttosto basse», afferma la presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Pescara, Maria Assunta Ceccagnoli, «ma per ora non ci è arrivato nulla. Il dato del 10% di cui si parla, in ogni caso, riguarda non solo i medici, ma gli operatori sanitari in genere, cioè anche infermieri e Oss. L'attuale normativa prevede la sospensione ope legis, cioè per forza di legge, per tutti coloro che non sono vaccinati. Non c'è una valutazione degli ordini, è un meccanismo che scatta automaticamente. Il reintegro è possibile solo a vaccinazione avvenuta. Chi è sospeso dall'Ordine, ovviamente, non può esercitare la professione». La presidente dell'Ordine dei medici di Chieti, Lucilla Gagliardi, conferma che «al momento non ci sono ancora stati forniti dati ufficiali» e dice di non avere elementi per ipotizzare quanti siano i medici non vaccinati. «So che ci sono colleghi che non vogliono sottoporsi alla somministrazione per svariate ragioni: c'è chi non crede nel vaccino, chi ha particolari problemi di salute e preferisce evitare, chi ha avuto il Covid-19 e vuole aspettare. Le motivazioni possono essere tante e di diversa natura».
«A mio avviso, però», sottolinea Gagliardi, «non si può non credere nel vaccino. La scienza ci salva. Il progresso scientifico aiuta la popolazione. Io sono un medico vaccinatore e dico a tutti di vaccinarsi. Se oggi in Abruzzo in rianimazione c'è un solo paziente è grazie ai vaccini. I vaccini sono la risposta e noi per primi ci crediamo e dobbiamo crederci».
Intanto la campagna vaccinale va avanti senza sosta. In Abruzzo, secondo l'ultimo aggiornamento di ieri pomeriggio, sono state somministrate 1.612.466 dosi, pari al 97% del 1.662.097 complessivamente consegnato. Al momento è completamente vaccinato il 59,6 della popolazione, mentre il 9,8% è in attesa della seconda dose. Il 30,6% della platea interessata dalla campagna vaccinale, invece, non ha ricevuto neppure una dose. Si tratta di quasi 300mila persone. Proprio sugli scettici si sta lavorando con apposite campagne di sensibilizzazione. Da un lato il coinvolgimento dei medici di base e dei farmacisti i quali, forti del loro rapporto di fiducia con i pazienti, possono contribuire a convincere gli indecisi.
Dall'altro iniziative finalizzate a portare il vaccino al di fuori degli hub vaccinali: ne sono esempio le somministrazioni sulla costa, nei luoghi del turismo, e i camper vaccinali, che hanno dato risultati incoraggianti. Allo stato attuale è stato superato l'80% di copertura degli over 60, con punte del 90% per gli over 90 e per la fascia 80-89 anni. È invece al 71% quella 50-59 anni, fascia di età in cui, in caso di Covid-19, può insorgere una forma acuta della malattia, con rischio di ospedalizzazione e perfino di morte. Ha completato il ciclo vaccinale il 60% delle persone di età compresa tra 40 e 49 anni, il 48% di quelle tra 30 e 39 anni, il 50% di quelle 20-29 anni e il 27% delle persone tra i 12 e i 19 anni.(l.d.)
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