Messa di Pasqua con i detenuti «La rinascita anche in carcere»

L’arcivescovo Valentinetti oggi alle 10 nella cappella del San Donato, alle 11.30 celebrazione a San Cetteo Nelle parole del presule un appello contro la guerra: «Ora basta violenza». Alle 18.30 funzione a Penne
PESCARA. Messa di Pasqua con i detenuti, questa mattina alle ore 10 nella cappella del carcere di San Donato, per l’arcivescovo Tommaso Valentinetti. Una celebrazione per dire a quelli che si sono macchiati di reati che una rinascita è possibile. Anche da una stanza con le sbarre. «Dobbiamo riscoprire l’amore vicendevole», queste le parole di monsignor Valentinetti pronunciate durante la Settimana santa per richiamare la comunità. «È un amore che deve essere come quello di Gesù, fino alla fine, fino a quel sacrificio supremo di poter lavare i piedi al traditore e al rinnegatore», ha detto l’arcivescovo dalla cattedrale di San Cetteo durante l’omelia della messa crismale, in prima fila 12 ospiti del Centro di accoglienza straordinario (Cas) e della Cittadella dell’accoglienza Giovanni Paolo II della Caritas. «Certo, quando veniamo a sapere che qualcuno ci sta facendo del male è duro, ma dobbiamo avere questa coscienza. Possiamo essere anche noi», ha detto ancora Valentinetti, «capaci di un amore fino alla fine, che non significa fino alla consumazione del termine della vita, ma significa la totalità della vita».
Dopo la messa in carcere, l’arcivescovo celebrerà la Pasqua, alle 11.30, anche nella cattedrale di San Cetteo; alle 18.30, Valentinetti sarà a Penne, nella chiesa del Carmine.
Nelle parole dell’arcivescovo c’è stato e ci sarà anche oggi spazio per l’attualità: «Anche quest’anno continuiamo a respirare venti di guerra e non possiamo rimanere indifferenti di fronte al dolore di tanti fratelli e sorelle che abitano le zone dei conflitti», ha detto Valentinetti. L’arcivescovo ha parlato della guerra che imperversa tra Israele e Palestina dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 compiuto in Israele dai terroristi di Hamas, per invocare la cessazione delle ostilità e ha lanciato un appello alle autorità israeliane: «Questo popolo che nell’ultimo secolo ha subìto una situazione difficile, difficilissima. Ultimamente anche una situazione dolorosissima», ha detto l’arcivescovo, «un assalto a tradimento, ma ora è il tempo in cui da abusati non si può diventare abusatori». Un passo indietro: «Bisogna avere il coraggio di ripetere quel gesto dell’agnello, quel gesto dell’immolazione dell’agnello nella Pasqua che significa ancora una volta che c’è il Messia, che è venuto a coprire i peccati di una umanità che purtroppo molto spesso, in questi ultimi tempi, si sta perdendo. Ma noi non perdiamo la speranza». (p.l.)
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