Minacce a Marsilio su Whatsapp Sotto accusa un hacker di 29 anni

7 Marzo 2024

Pirata informatico scrive al governatore: «Faccio crollare te e il tuo partito, non avrete difese» E si vanta di violare anche la mail dell’Fbi. Ma la polizia lo scopre in Sicilia: oggi c’è la prima udienza

PESCARA. Il primo messaggio su Whatsapp cominciava così: «Mi serve far parlare di me. Ho hackerato il database oggetto dell’inchiesta Panama papers e Paradise papers». E dopo questo biglietto da visita per sfoggiare tutte le sue competenze di pirata informatico aveva annunciato la sua azione: «Alle 13.13 di domani attaccherò ogni brandello della vostra esistenza digitale». Nel mirino dell’hacker c’erano il presidente della Regione Marco Marsilio e Fratelli d’Italia: «Hai meno di 24 ore. Poi ti faccio crollare come ho fatto con gli altri. Per te intendo il vostro partito», questo l’ultimatum. L’hacker era pronto a sabotare gli account del governatore e, forse, puntava ancora più in alto, alle pagine del partito e della premier Giorgia Meloni: «E non avrete difese», diceva. E invece il presidente si è presentato in questura all’Aquila e ha presentato una denuncia lunga una pagina: partendo dagli screenshot di quei messaggi, la polizia ha trovato l’hacker che si vantava di violare anche le mail dell’Fbi. È un siciliano di 29 anni: è accusato di minaccia aggravata e, oggi alle ore 9.30, per lui si aprirà il processo davanti al giudice Gianluca Sarandrea. E non sarebbe la prima volta che il 29enne minacciava i politici.
Con le elezioni regionali e la sfida contro Luciano D’Amico distanti appena tre giorni, oggi, il governatore uscente e ricandidato potrebbe prendersi un’ora di pausa dalla campagna elettorale e farsi un giro in tribunale: è proprio lui la parte offesa in questo caso di minacce che corrono via internet.
Nella denuncia presentata alla polizia postale di Pescara, Marsilio ha raccontato che «il 20 maggio del 2021, tra le 13.16 e le 13.55, mentre ero a Pescara, ho ricevuto una serie di messaggi su Whatsapp da un numero a me sconosciuto contenente minacce di hackeraggio e di distruzione della nostra identità digitale, rivolti non solo a me come persona ma anche al mio partito». L’hacker voleva spaventare Marsilio e tutti i Fratelli d’Italia: «Sono al di sopra di ogni legge. Siete il mio nuovo bersaglio. Studiami». E l’anonimo pirata diceva anche: «Se vuoi prova delle mie capacità e della mia associazione hacker non ci sono problemi». E si vantava che era riuscito a entrare anche nella mail dell’Fbi: «In questo video una passata perizia per l’Fbi dimostrante la possibilità di hackerare la loro mail governativa». E ancora, per impressionare Marsilio e dimostrare la sua bravura a carpire dati, l’hacker diceva di essere riuscito a mettere le mani su un fascicolo di oltre 11 milioni di documenti confidenziali creato dalla Mossack Fonseca, studio legale panamense, con informazioni su 214mila società offshore: «Ho hackerato il database oggetto dell’inchiesta Panama papers e Paradise papers. Ho gestito in prima persona quello che vedete sui social per un breve periodo».
Ma Marsilio non ha cliccato sui link ricevuti via Whatsapp: ha chiesto alla polizia di indagare e la Digos e la Polpost di Pescara, risalendo la filiera del web a partire dal numero di telefono, hanno identificato chi aveva mandato quei messaggi. Ora non è più un anonimo pirata del web ma un giovane di Catania che, secondo il capo di imputazione, «minacciava sull’utenza in uso a Marsilio, in qualità di presidente della Regione, un ingiusto danno». E cioè la violazione degli account, forse per chiedere un “riscatto” in un secondo momento. Il reato di minaccia contestato al siciliano è considerato «grave»: il 29enne rischia fino a un anno di reclusione. Un reato sempre più diffuso che stavolta, se fosse stato davvero messo in pratica, avrebbe potuto bloccare addirittura i social del primo partito in Italia.
La pm Fabiana Rapino, al termine delle indagini, ha firmato il decreto per la citazione diretta a giudizio. E l’appuntamento è per questa mattina. Anche Marsilio, assistito dall’avvocato Guido Ponziani di Avezzano, è stato citato e «ha la facoltà ma non l’obbligo» di partecipare al processo per costituirsi parte civile.