Minacce di morte dopo i lavori nel negozio: in 4 sotto accusa

Montesilvano, il pm chiede il processo per estorsione ai danni dei titolari di un’attività di parrucchiere La procura: ripetute richieste di soldi per la ristrutturazione del locale. L’11 marzo la decisione del gup
MONTESILVANO. Avviano dei lavori di ristrutturazione di un negozio di parrucchieri a Montesilvano e si ritrovano in un vortice dal quale non riescono più a uscire: continue richieste di soldi da parte di tre dei quattro imputati che ora rischiano di finire sotto processo per estorsione, falso e violenza privata, a vario titolo contestati. Tutto nasce da una denuncia per usura presentata dalle parti offese (che sono rappresentate dall'avvocato Anthony Hernest Aliano), reato che però non viene mai contestato ai principali protagonisti di questa vicenda giudiziaria, che sono Alfredo Rozzi, Catia Columbaro, Lorenzo Mambella (titolare della ditta che si occupò dei lavori edili) e un vigilante, Luigi Di Paolo. L'11 marzo prossimo i quattro dovranno comparire davanti al gup Nicola Colantonio chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Pescara (il procedimento è stato avviato e concluso dall'ex pm di Pescara, Salvatore Campochiaro).
Tutto nasce da quei lavori che avrebbero dovuto permettere alle parti offese di avviare l'attività di parrucchiere con la società "Gold Look" che ha i locali lungo la via Vestina. E l'estorsione che viene contestata a Rozzi, Mambella e Columbaro, prende le mosse da una fattura da circa 44mila euro che la ditta Mambella, la "Domus Flavia", secondo l'accusa «incaricata previo suggerimento di Rozzi», richiede al titolare del negozio e all'amministratore della società. Una fattura che però, secondo le parti offese e l'accusa, sarebbe stata rilasciata per un importo «pari a oltre il doppio di quello concordato con il parrucchiere, direttore tecnico della "Gold Look", e calcolato senza tener conto degli anticipi già versati da quest'ultimo nel corso dei lavori e non rispondente ai lavori effettivamente eseguiti».
Una vicenda segnata anche da «ripetute minacce anche di morte»: minacce che avrebbero costretto il parrucchiere, da gennaio a settembre del 2017, a versare somme di denaro di importo variabile a Mambella e Columbaro per un totale di 4.200 euro. In più la vittima avrebbe consegnato a Mambella un carnet di 10 assegni da 2.000 euro l'uno, dei quali solo uno sarebbe stato incassato dalla Columbaro. E poi ancora il parrucchiere, con la firma a garanzia della madre, a gennaio del 2018 sarebbe stato costretto a firmare una scrittura privata in favore di Mambella con un piano di rientro del debito: 1.200 euro mensili che vennero versati fino a luglio 2019. A questi soldi si sarebbero poi aggiunti altri versamenti mensili extra per un totale di 5.000 euro, e un ulteriore versamento di 500 euro al mese in favore della Columbaro per un credito rivendicato da quest'ultima per presunti anticipi fatti dalla donna al Mambella.
Poi arriva anche il capitolo minacce da parte di Rozzi con frasi del tipo «Ti vengo a prendere dentro casa...io vengo e prendo tutti e due e vi butto dentro al cofano», come si legge nel capo di imputazione: tutto questo per «costringere il parrucchiere e la madre a rivolgersi presso un consulente finanziario amico del Rozzi per ottenere un finanziamento tramite il quale corrispondere a Rozzi e Columbaro l'ulteriore importo di 9.000 euro». Il reato di falso riguarda invece un singolo episodio contestato a Rozzi e a una guardia giurata, Luigi Di Paolo, in relazione a un verbale che quest'ultimo avrebbe stilato in occasione di un sopralluogo fatto al negozio, quando scattò un allarme. La violenza privata riguarda, infine, il solo Rozzi che se la prese con chi stava per scaricare gli arredi del negozio commissionati dal parrucchiere: «Tu non fai niente qua, te ne devi andare di corsa altrimenti finisce male». Adesso la parola passa al gup Colantonio.
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