Montesilvano e Spoltore votano sì: «La città unita si chiamerà Nuova Pescara»

Approvato lo statuto con il nome e l’organizzazione in quattro municipi distaccati Via libera a consiglieri e assessori periferici. L’amministrazione Masci non si esprime
PESCARA. Montesilvano e Spoltore hanno votato: la città che nascerà a partire dal 1° gennaio 2027, dalla fusione con Pescara, si chiamerà “Nuova Pescara”. Ieri, lo statuto della città unita è stato approvato sia a Montesilvano che a Spoltore. A Pescara, invece, il documento che disegna la mappa istituzionale della città nuova non è stato messo ai voti: con un accordo bipartisan tra la maggioranza di centrodestra e l’opposizione, è stato stabilito che la decisione sarà presa dalla prossima amministrazione. Durante una riunione dell’organo politico Progetto di fusione (Pdf), l’amministrazione di Pescara ha sostenuto così la sua linea: «Con lo spostamento della nascita del nuovo Comune di Pescara dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2027 lo statuto potrà essere approvato non più fino al 31 dicembre 2023, bensì fino al 21 dicembre del 2026. Il Pdf riscontra che i dirigenti competenti della Regione hanno comunicato che ciò è possibile senza incorrere in sanzioni». Da ieri lo scontro tra i tre Comuni protagonisti della fusione più importante mai fatta prima in Italia è conclamato.
TUTTI FAVOREVOLI Il voto di Montesilvano e Spoltore non è una sorpresa: i due presidenti, Ernesto De Vincentiis della Lega a Montesilvano e Lucio Matricciani del Pd a Spoltore, avevano previsto che sarebbe andata a finire così. A Montesilvano lo statuto è stato approvato all’unanimità con una dimostrazione di forza dell’amministrazione De Martinis; a Spoltore, il sindaco Pd Chiara Trulli ha incassato 12 favorevoli con l’astensione dei 4 consiglieri di centrodestra. Ma il voto di Montesilvano e Spoltore è una fuga in avanti? Sembra di no: è stata la legge regionale a scandire i tempi e a prevedere l’approvazione del documento entro il 31 dicembre. Ma adesso, per Pescara, quel termine non è essenziale e si può rimettere in discussione.
ORIGINE DELLO SCONTRO Lo statuto resta l’origine dello scontro tra i tre Comuni: la bozza era stata approvata dall’assemblea costituente con il sì di Montesilvano e Spoltore e il no di Pescara. E secondo il documento approvato ieri, la città unica da 190mila residenti si chiamerà “Nuova Pescara” e sarà divisa in 4 municipi: Spoltore, Montesilvano, Castellamare e Porta Nuova. Oltre al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale della città allargata, lo statuto prevede anche 4 consigli municipali: 12 saranno i consiglieri a Spoltore (più il presidente), 16 negli altri tre municipi (più i presidenti). Via libera anche alle giunte municipali con un massimo di 4 assessori e quote rosa; per le giunte municipali, è prevista la possibilità di nominare due assessori esterni.
INCOSTITUZIONALE? Su nome, numero dei consiglieri municipali e presenza degli assessori nei distaccamenti non c’è accordo: Pescara preme perché la città nuova continui a chiamarsi Pescara, per un taglio ai consiglieri municipali (al massimo 52) e no secco agli assessori decentrati. Sul nome contestato, però, la posizione dell’amministrazione Masci potrebbe sbattere contro il muro dell’incostituzionalità: il quesito del referendum istitutivo risalente al 2014 parla di “Nuova Pescara” e un parere di Romano Orrù, ordinario di Diritto costituzionale all’università di Teramo e consulente tecnico per la fusione, recita così: «A meno che non si voglia procedere a una nuova consultazione referendaria, il mantenimento del nome Nuova Pescara in questa fase appare come la sola soluzione pienamente conforme a tutti i vincoli normativi». Per cambiare il nome servirebbe un altro referendum? Così traspare dall’atto firmato dal prof Orrù e così sostengono anche Montesilvano e Spoltore.
E ORA COSA ACCADRà? A fronte di queste due rette parallele, adesso, è un’impresa prevedere quali saranno i prossimi passi. E questo accade mentre la macchina amministrativa si prepara a muovere un primo passo decisivo a partire dal 1° gennaio quando partirà l’unione di 5 servizi: Sportello telematico delle attività produttive, gestione unica dei servizi di progettazione, programmazione e accesso ai finanziamenti europei, avvio della Centrale unica di committenza (Cuc), Protezione civile e Statistica. L’accorpamento è seguito dall’ufficio di Fusione guidato dal dirigente Marco Molisani. L’obiettivo è «snellire le procedure, eliminare le ripetizioni e le informazioni in eccesso».

