Morto a 77 anni Vittorio Palestini: mille battaglie in difesa del porto

Lo chiamavano Tritapepe: domani alle 10 i funerali nella chiesa San Pio di Silvi, dove la famiglia viveva Il ricordo del figlio Nicola: «Era un lavoratore con un cuore grande: ha sempre fatto del bene a tutti»
PESCARA. Lo chiamavano Vittorio Tritapepe. E questo soprannome racconta alla perfezione l'indole di Vittorio Palestini, un uomo di mare che si è fatto conoscere in tutto l'Abruzzo e anche fuori, una sorta di autorità nel suo campo. E' morto a 77 anni, dopo aver trascorso gli ultimi mesi di vita in ospedale, e ha lasciato la moglie Anna, i figli Nicola, Carla, Giuseppe e Lucio, oltre a fratelli, sorelle, nipoti, parenti e amici.
«Era un grande lavoratore», dice il figlio Nicola, ricordando che aveva cominciato «da piccolo e ha avuto tante barche», per poi andare in pensione qualche anno fa. Di lui resta una eredità, a livello umano, che non si può misurare «perché ci ha trasmesso i valori della famiglia e tutto ciò che ti deve trasmettere un padre», aggiunge Nicola senza avere neppure la forza di parlare, «perché in questo momento non trovo davvero le parole», ma ci tiene a dire che il padre «aveva un cuore grande, ha fatto del bene a tutti».
Il dolore per questa perdita difficile da accettare si unisce al sapore dolce di una infinità di ricordi, quelli di una vita intera trascorsa fianco a fianco, in mare, dove la vita non è affatto semplice. Ed è Paolo, oggi cinquantenne, un nipote di Tritapepe, a farsi guidare dalle immagini liete del passato che riemergono in queste ore di sconforto. Racconta di aver cominciato a lavorare proprio con lo zio quando «ero piccolino e se sono diventato quello che sono è grazie a lui. Mi ha insegnato tutto e posso dire che era un grande uomo, un grande capitano, conosciuto in tutta la costa adriatica. E' stato un “tonnarista”, per trent'anni ha pescato in Adriatico e nel Mediterraneo. Ha navigato anche fuori, all'estero, quando era giovane. Poi è tornato qui e ha avuto tante barche. Era molto carismatico, un temerario. Si batteva con tutti, ma lo faceva ragionando, e chiunque lo rispettava perché aveva un cuore enorme».
Lui stesso raccontava di un episodio particolare, che Paolo ha ancora a mente. «Entrammo in porto, a Pescara, e trovammo la banchina occupata dalle lampare siciliane. Quindi chiedemmo di avere il posto che ci spettava, per l'ormeggio, e la tensione salì. Fino a quando furono costretti ad andarsene», avendo capito che non avrebbero potuto spuntarla. D'altronde «Tritapepe andava dritto fino all'obiettivo, era tutto d'un pezzo» e al suo fianco ha avuto una squadra numerosa, composta dai parenti, «una quindicina di persone in tutto, eravamo. Un bel gruppo, rispettato, diciamo che un po' tremavano», conclude Paolo sorridendo al pensiero di quei tempi. E nelle battaglie della marineria pescarese in difesa del porto, i primi anni del 2010, Palestini era determinatissimo perché «ci credeva», commenta il figlio. Il capogruppo in Regione di Fratelli d'Italia Guerino Testa, che all'epoca era presidente della Provincia e commissario per il dragaggio, parla di Palestini come di «un grande uomo della marineria, un pilastro. Lo ricordo con affetto, era sempre in prima linea con una carica impareggiabile e una simpatia coinvolgente. Uomo, marito, padre e amico sempre disponibile. Ci mancherà». I funerali domani alle 10 nella chiesa San Pio di Silvi Marina, dove la famiglia Palestini vive in via Taranto.

