Movida, bocciati i nuovi orari I locali: «Dovete farci lavorare»

Le associazioni di categoria contestano l’ordinanza in vigore da questa sera e fino al 24 luglio Vianale e Taucci: «Promesse non mantenute, accontentati solo i residenti». Padovano: «Si cambi»
PESCARA. Nessuno è soddisfatto, si lamentano tutti. I nuovi orari imposti dal Comune per le attività della movida, in vigore da oggi fino al 24 luglio compreso, non soddisfano i rappresentanti di categoria dei locali perché chiedevano di più. Dopo la diffusione della nuova ordinanza, la seconda della stagione, Confcommercio, Confersercenti e Confartigianato rilanciano critiche e perplessità che ormai sono diventate il leitmotiv dell’estate 2021: doveva essere la stagione della ripartenza, dopo il lungo stop causato dal Covid, e invece i limiti orari imposti dal Comune vengono visti come un obbligo di fermata indesiderato e anche pericoloso per l’economia.
In base ai nuovi orari, i locali di piazza Muzii e del centro storico (bar, ristorante, pizzerie, pub) potranno stare aperti fino alle 2 (del giorno dopo) il venerdì e il sabato mentre dalla domenica al giovedì dovranno abbassare le saracinesche a mezzanotte e trenta. Nelle altre zone della città, invece, è consentita l’apertura fino alle 2 tutti i giorni.
«Ci saremmo aspettati di arrivare almeno all’una, durante la settimana. E quindi non è stato accolto nemmeno il livello minimo delle nostre richieste», commenta Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato. «L’ideale sarebbe chiudere tutte le sere alle 2, nelle zone del divertimento, o si poteva ipotizzare di aumentare via via gli orari, da giugno ad agosto». È chiaro, per questa associazione di categoria, che il Comune «non ha fatto una scelta secca a favore delle imprese ma ha preso in considerazione le istanze dei cittadini», che continuano a chiedere di poter riposare tranquillamente, senza subire il baccano provocato in strada dalle attività e il rispetto delle norme su altri aspetti, sempre relativi ai locali. «Questi due mesi potevano essere l’occasione per recuperare le perdite provocate dal Covid, le imprese andavano messe al centro di tutto e andrebbero anche ringraziate visto che hanno riaperto con i propri fondi». C’è un’ultima chance, ed è legata agli orari per fine luglio e agosto. «Chiediamo che si lavori fino alle 2 durante la settimana e alle 2.30 il venerdì e il sabato». Dalla Confesercenti, il direttore Gianni Taucci si definisce «sconcertato e allibito» per la distanza che avverte rispetto alla posizione del Comune. Eppure «siamo stati convocati in commissione e abbiamo chiarito le nostre richieste e poi ne abbiamo parlato con il sindaco Carlo Masci, che ha posto il problema del Covid, per il timore di assembramento, e quello antropico. Noi continuiamo a credere che i residenti di piazza Muzii e dintorni non possano essere un peso della bilancia rispetto a quello che rappresentano le attività». Non ha aspettative per la prossima ordinanza perché «ci avevano già fatto delle promesse per giugno, non mantenute. È inutile che ci invitano ai tavoli se poi la mediazione non avviene. Se ritengono che nell’area della movida c’è un problema antropico», visto che il locali si trovano in una zona residenziale, «facessero chiudere le attività del divertimento. Se avessero concesso anche solo mezz’ora in più durante la settimana, avrebbero creato una opportunità di lavoro, tanto più che d’estate molti frequentatori dei locali si spostano sul lungomare quindi in centro c’è meno caos. I residenti ci hanno chiesto di andare a dormire a casa loro, per capire il disagio che vivono. E io chiedo a loro di ospitare a pranzo a cena chi lavora in quei locali, se le attività chiuderanno e il personale non avrà di che mangiare».
Lavorare fino all’1.30 durante la settimana e un’ora in più nel fine settimana resta la richiesta di Confesercenti e di Confcommercio, sottolinea il presidente Riccardo Padovano. «È un sacrificio che si poteva digerire», commenta proprio Padovano, «e mi auguro che dal 25 luglio si cambi registro anche perché si va verso la riapertura dei locali da ballo, in spiaggia, che assorbiranno una parte dei clienti. L’unico impedimento, dal 25 in poi, può essere il virus ma di sicuro non può essere un condominio a bloccare le imprese. Se si voleva una città dormitorio, andavano fatte scelte diverse trent’anni fa. Un tempo si andava in treno a Riccione a ballare ma poi la movida è partita qui e se ora vogliono togliere a Pescara questa opportunità la scelta è politica». Pensando a un compromesso Padovano propone «l’una durante la settimana e le 2.30 il venerdì il sabato».

