Movida e alcol, il caso portato in prefettura

La legge contestata: l’assessore consegna a Di Vincenzo i pareri legali raccolti dalle associazioni
PESCARA. Il superamento della legge per norme successive, l’esclusione dal dispositivo delle pertinenze esterne, ma anche l’evoluzione del quadro attuale, condizionato dalle norme anti Covid. Sono i punti chiave su cui si fondano le osservazioni delle associazioni di categoria a sostegno di bar e ristoranti. Ieri mattina, l’assessore alle Attività produttive, Alfredo Cremonese, ha consegnato al prefetto di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo, un dossier contenente le relazioni, suffragate da pareri legali, che Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti hanno prodotto in merito alla legge 125/2001. Tutto è cominciato una settimana fa, con una comunicazione del prefetto indirizzata alle forze dell'ordine sulla legge nazionale, che risale a 21 anni fa, e che dispone il divieto di somministrazione e consumo di alcolici all’aperto dopo la mezzanotte, la cui applicazione è sempre stata sollecitata dal comitato dei residenti Tranquillamente Battisti.
Confesercenti, Confcommercio e Confartigianato hanno messo nero su bianco i loro dubbi e le loro perplessità, sulla legge definita all’unanimità vetusta e anacronistica, supportati da pareri legali e casistiche simili in Italia. La linea difensiva delle tre associazioni è pressoché simile. Il primo aspetto messo in luce è cronologico: la legge sarebbe stata modificata dalle disposizioni del codice della strada del 2007 e del 2010, che avrebbero spostato il divieto di somministrazione delle bevande alcoliche in spazi pubblici, dalle 3 e non dalla mezzanotte. Poi c’è l'aspetto delle pertinenze esterne. I locali pagano un canone di occupazione del suolo pubblico per poter posizionare sedie e tavolini all’aperto su marciapiedi, piazze, parklet e nei dehor. Quelle aree dovrebbero essere considerate alla stregua degli ambienti interni di un locale, dove la somministrazione è consentita comunque fino alle 3 (anche dalla legge del 2001). E poi c’è il fattore Covid. La partita contro la pandemia si è giocata stando attenti agli assembramenti, e agevolando il più possibile le attività all’aperto. Per le associazioni, il fatto che il governo abbia concesso la sospensione del pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico per agevolare le attività commerciali, ne è la dimostrazione. La legge del 2001 andrebbe in contrasto con lo stato di emergenza. Sulla norma sono intervenuti anche il presidente regionale di Ascom Abruzzo Angelo Allegrino e la responsabile di Pescara, Olivia Chiarolla. «È assurdo che adesso, dopo venti anni, venga rispolverata una legge finora ignorata, in tutta Italia. Tanto più che essa è stata è stata superata da altre successive leggi», affermano.

