Movida, i locali tornano alla carica: orari più lunghi e alcol da asporto

I titolari delle attività chiedono di modificare l’ordinanza sulle chiusure in scadenza domenica Ma l’assessore Cremonese frena: «Non possiamo non tenere conto delle richieste dei residenti»
PESCARA. Effetto boomerang. È il rischio delle ordinanze che disciplinano la movida pescarese ai tempi del coronavirus, secondo i titolari dei cocktail bar e dei ristoranti del distretto food and beverage più grande d'Abruzzo. Ieri pomeriggio, una rappresentanza degli esercenti di piazza Muzii ha incontrato l'assessore al Commercio Alfredo Cremonese e la consigliera Zaira Zamparelli. Motivo del confronto, la richiesta al Comune di una maggiore elasticità. Con due diversi atti, il sindaco Carlo Masci nelle scorse settimane ha disposto fino al 14 giugno alcune limitazioni. La prima riguarda gli orari di chiusura delle attività, a mezzanotte dalla domenica al giovedì e all'una il venerdì e il sabato.
«Le attuali ordinanze», commenta Cristiano Pagetti, del Caffè delle Merci, locale precursore, primo a scommettere su piazza Muzii, «rischiano di generare un effetto boomerang. All'orario di chiusura, si viene a creare un improvviso flusso di persone che devono allontanarsi dai locali. La soluzione non può derivare da un coprifuoco, ma occorre dare la possibilità agli esercenti di interrompere la somministrazione, per poi far defluire le persone e chiudere il locale con serenità».
La richiesta dei gestori è di ammorbidire gli orari, portandoli all'una nell'infrasettimanale e alle due il venerdì e il sabato, come negli anni passati. Il dubbio che aleggia tra i gestori è che l'atto emesso dall'amministrazione comunale sia un modo per assecondare le richieste del comitato Tranquillamente Battisti, da sempre ostile alla movida.
«Questa è oggi una zona di pregio della città», sottolinea Daniele Palladinetti, titolare di Salsedine e referente di Confartigianato per la zona di piazza Muzii. «Le nostre attività rappresentano un argine per il degrado che un tempo caratterizzava questa zona, e nel quale ancora oggi si trovano aree limitrofe come la stazione o piazza Santa Caterina». Gli esercenti hanno avanzato una seconda istanza, relativa all'abolizione dell'ordinanza che vieta la vendita da asporto di alcolici dalle 20 alle 7. «Chiediamo che venga ripristinata la vendita da asporto», specifica Palladinetti, «utilizzando solo la plastica, così da rendere facilmente identificabile chiunque abbia acquistato alcolici altrove». La richiesta era già stata al centro di un altro incontro con Masci, durante il quale l'amministrazione aveva dato la disponibilità a verificare la possibilità di modificare l'ordinanza e gli esercenti si erano impegnati a istituire un servizio di vigilanza privata.
«Abbiamo mantenuto il nostro impegno e durante il weekend», sottolinea Palladinetti «sono presenti 8 vigilantes ogni sera che ci aiutano, soprattutto, nelle fasi di deflusso delle persone». L'amministrazione comunale dal suo canto ha preso tempo, lasciando gli esercenti amareggiati. «L'ordinanza sull'asporto è scaturita nel tavolo per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura», chiarisce Cremonese «e lì deve essere revocata o confermata. L'ordinanza relativa agli orari, invece, è maturata nell'ambito dell'emergenza sanitaria. In questo scenario per quanto riguarda questa zona, non possiamo non tenere conto delle richieste dei residenti. Come amministrazione, abbiamo il dovere di contemperare le necessità di tutte le parti».

