Nel giorno del ricordo la vicinanza di Mattarella
Messaggio del presidente assente alla cerimonia: vivo il dolore per l’accaduto
PESCARA. È il giorno del ricordo, ma anche del dolore. Oggi più che mai. Dolore che chiede di uscire ed esplodere lì dove tutto è finito alle 16,49 di cinque anni fa, l’ora della valanga. Per questo oggi alla stessa ora, padri e madri, fratelli, sorelle, mariti e mogli, e figli rimasti orfani, si troveranno a Rigopiano nell’area dove c’era l’hotel e dove è arrivata la morte. Era stato invitato anche il presidente Sergio Mattarella, ma come ha fatto sapere la sua segreteria al Comitato dei familiari, «pur avendone il desiderio, il Capo dello Stato non potrà partecipare all’evento a causa della fitta agenda di impegni legati alla conclusione del mandato presidenziale». Ma ha inviato comunque il suo messaggio di vicinanza «ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti. Un saluto sentito e partecipe, conservando ancora viva la memoria del dolore per il tragico accaduto».
L’ora della valanga: le 16,49
E oggi alle 16,49, ognuno nel punto in cui è stato ritrovato il proprio caro, i familiari delle 29 vittime ascolteranno “Il Signore delle cime” intonato dal Coro di Atri, mentre i 29 palloncini con i nomi dei morti saliranno in cielo. Una cerimonia struggente che le restrizioni del Covid hanno reso ancora più intima e toccante, consentendo ai familiari già dallo scorso anno di celebrare nel luogo della tragedia la commemorazione che nei primi anni si completava nel Palasport di Penne.« «Ritrovarsi lì, alla stessa ora della valanga, con la stessa luce della montagna, le stesse temperature, lo stesso silenzio», spiega Marcello Martella, papà di Cecilia, estetista del resort, «è stato come sentire sulla nostra pelle quello che c’era lassù cinque anni fa, a 1.200 metri di altezza, e che hanno vissuto loro. L’anno scorso non c’erano i tre metri di neve del 2017, ma il termometro alle 17 era quattro gradi sotto lo zero». «Trovarsi dove c’era l’hotel ti fa stare ancora più male», dice Mariangela, mamma di Ilaria Di Biase, chef dell’albergo, «però là è dove stavano loro, e dove noi dobbiamo stare. L’anno scorso è stato ancora più pesante, ma è ogni anno che è peggio».
IL PROGRAMMA
Il programma delle celebrazioni inizierà alle 15 con la fiaccolata davanti all’obelisco dell’hotel, seguita alle 15,30 dall’alzabandiera con “Il silenzio” al suono della tromba e la deposizione dei fiori in quello stesso obelisco che è diventata la lapide delle 29 vittime. Alle 16 la messa celebrata da don Luca nell’area dove sorgeva l’hotel. Hanno dato conferma della loro partecipazione il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il questore Luigi Liguori, il presidente della Regione Marco Marsilio, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il presidente della Provincia Ottavio De Martinis e i sindaci dei territori coinvolti dalla tragedia, che vorranno esserci. Dalla messa in poi, sarà un crescendo di emozioni, con il rintocco della campana che scandirà i 29 nomi delle vittime, il posizionamento delle 29 rose bianche in ognuno dei punti in cui sono state ritrovate nei giorni successivi alla valanga e poi, appunto, alle 16,49 il Coro di Atri e i palloncini in volo.
RABBIA E DOLORE
Tra chi ha scelto di non esserci, oggi, troppo forti rabbia e dolore, c’è la mamma di Gabriele D’Angelo, la signora Carmela, caposala in pensione all’ospedale di Penne. Da cinque anni Carmela non mette più piede a Rigopiano. «Non lo vuole vedere più e non ci è più tornata», dice il figlio Francesco, gemello di Gabriele, «mamma andrà a messa a Penne e tornerà a casa, per lei Rigopiano non esiste più». Donna minuta quanto energica, Carmela ha visto il figlio uscire di casa per l’ultima volta domenica 15 gennaio, quando le ha preso dalla tasca l’ennesima sigaretta prima di partire per andare a lavorare all’hotel. «Dai questa è l’ultima», le ha detto Gabriele con il solito sorriso. E l’ultima è stata. Gabriele l’hanno ritrovato sepolto dalla neve, fuori dall’albergo. Morto per asfissia e assideramento: a lui la valanga l’ha preso in pieno, mentre passava i sacchi di pellet dalla caldaia all’hotel con gli altri tre colleghi: Dame Faye e Alessandro Giancaterino, morti anche loro, e Fabio Salzetta sopravvissuto solo perché stava nel vano caldaia, qualche metro più in là rispetto all’hotel. Tutto alle 16,49. La valanga ha inghiottito tutto e tutti, ma non le 88 richieste di aiuto fatte dalla mattina dal povero Gabriele che alle 11,38, esattamente cinque anni fa, riesce a contattare la Prefettura. Parla, racconta. Ma nessuno va a liberarli dal muro di neve che li bloccava in albergo. E quando muoiono sotto la valanga quella telefonata sparisce. «Mancano ancora tante cose a questa storia», dice il gemelloFrancesco, «ma io vado avanti. Per mio fratello».

