Nel mirino della banda un architetto pescarese collezionista di armi
L'arsenale recuperato dai carabinieri del comando provinciale di Pescara era l'obiettivo di un furto sventato ai primi di dicembre
PESCARA. Sono intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali a smascherare la presunta banda che, tra le altre cose, ha bisogno di soldi per autofinanziarsi. Per questo, secondo quanto ermerge proprio dalle intercettazioni, progettano una grossa rapina a ridosso del Natale da mettere a segno tra Pescara e Montesilvano. Ma hanno bisogno di armi e per procurarsele individuano un grosso collezionista pescarese da andare a derubare. Si tratta di in noto architetto pescarese che nel suo appartamento in centro, a Pescara, custodisce 21 fucili da caccia e una pistola. Tutte armi nuovissime e tenute con la massima cura. Il colpo, che quasi certamente sarebbe sfociato in rapina considerando che in casa c'è sempre l'anziana madre del professionista, sarebbe dovuto avvenire nella prima settimana di dicembre, ma il 3 dicembre le armi se le vanno prendere i carabinieri del comando provinciale di Pescara coordinati dal colonnello Paolo Piccinelli. Il pretesto è un controllo a campione su tutto il territorio provinciale sui detentori di armi, per verificarne licenze e modalità di custodia. Tra i primi ad essere controllato è ovviamente l'architetto pescarese che ha tutto in regola, ma non ha l'armadietto blindato dove riporre le armi. Ed è per questo che le armi gli vengono sequestrate e di fatto sottratte alla banda. La notizia si diffonde presto tra il gruppo che progettava il furto e che, come emerge dalle intercettazioni, viene a sapere del sequestro dei carabinieri e, pur mostrando una certa delusione, si ripromette di andare a rubare quelle stesse armi quando l'architetto si doterà dell'armadietto e riavrà tutto il suo arsenale.

