Oggi l’addio a Carboncini prof e maestro di sport Nella bara tuta e pallone

10 Dicembre 2020

Aveva 80 anni, oggi i funerali nella chiesa di Santa Caterina da Siena Docente di educazione fisica, è stato un riferimento per i ragazzi

PESCARA. Un pallone nella bara e l'immancabile tuta nera sportiva, per il suo ultimo viaggio. Oggi la città dirà addio al professor Claudio Carboncini, difensore e capitano del Chieti negli anni '60, allenatore di centinaia di ragazzini cresciuti con lui sui campi di calcio, scomparso a causa di un male implacabile la notte scorsa nella sua abitazione di Porta Nuova. Aveva 80 anni, compiuti lo scorso 18 ottobre. Lascia la moglie Giovanna Sartorelli, sposata a Chieti nel 1972; il figlio Paolo, 47 anni, maestro di tennis, il nipote Andrea e la nuora Roberta. I funerali di capitan Carboncini, ex docente all'Aterno, si terranno oggi alle 16 nella chiesa di Santa Caterina da Siena, in via Mezzanotte. Nel rispetto delle sue volontà, la salma sarà cremata. I resti riposeranno nel cimitero dei Colli. «E' stato il padre che tutti vorrebbero», così lo ricorda il figlio Paolo, fondatore della società Easy tennis di via Raiale, «una persona discreta, sempre dietro le quinte ma sempre presente, in famiglia come per i suoi ragazzi».
«Ha allenato i calciatori Fabio Grosso ed Enzo Tacchi e il pallanuotista Andrea Papa», continua Paolo Carboncini, «ha dedicato la sua vita allo sport, in tv non ha perso mai una partita di tutte le categorie. E' stato un grande uomo e un campione dello sport, nella bara abbiamo messo un pallone. Vedermi realizzato nella professione è stata la sua gioia, nell'intimo non ha mai accettato che la sua terra non fosse più italiana: questo il suo cruccio, fino all'ultimo».
Carboncini nasce nel 1940 a Lagosta, ex lembo italiano della Croazia, da papà Mario e mamma Vincenza. Suo padre, triestino, dipendente di un’industria ittica di sarde sotto sale, con la moglie si trasferì a Pescara per lavorare con Saquella caffè. Il piccolo Claudio, primogenito di sei figli (dopo di lui Gianna, Nada, Sandro, Wanda e Laura), comincia ad appassionarsi allo sport, calcio soprattutto, ma anche atletica leggera. Studia all'Isef di Roma, a Pescara apre una palestrina negli anni '80. L'avvio della carriera, e in seguito la consacrazione, col Chieti calcio. «Mi ci portò Tanino La Porta che lavorava per la società, allenatore era Ermete Novelli», rivelò Carboncini in una intervista a TifoChieti nei ricordi social del tifoso Franco Zappacosta, «dal Chieti Scalo sono passato al Chieti all'inizio del '60. Una stagione in prestito all'Aquila, il resto sempre in maglia neroverde. Fine carriera a Luco dei Marsi e a Città Sant'Angelo nel periodo della presidenza di Leonardo Petruzzi». A Chieti conosce la sua Giovanna e la sposa. Accade 48 anni fa. Prima ancora, nel 1964, è campione mondiale militare dei 100 metri a La Coruna in Spagna. Come docente di educazione fisica, insegna a Popoli, all'Acerbo e alla media Benedetto Croce di Pescara. Nel 1992, con il preside Eliseo Marrone, porta alla gloria gli studenti dell'Aterno che si classificano campioni italiani ai tornei studenteschi di calcio e vice campioni europei nella finale disputata in Francia. «Questo traguardo è stato il suo orgoglio», sottolinea il figlio Paolo, «ai suoi ragazzi ha insegnato la serietà, la professionalità e l'onestà in campo. Questi era mio padre, figlio e nipote di diverse generazioni di sportivi». Nel 2000, l'ex velocista della Civitella, assillato da un problema alle ginocchia negli ultimi anni di carriera, va in pensione. Ma non lascia mai i rettangoli verdi e ha sempre una parola e un consiglio per i "suoi" ragazzi. Parole e pensieri impressi sul suo telefonino, come rivela il figlio Paolo: «Aveva paura del Covid, la malattia da cui era affetto gli aveva tolto la parola e allora lui scriveva tutto sul cellulare: per familiari e amici ha lasciato pensieri e auguri di Natale».