Oltre cento pazienti in un giorno: pronto soccorso preso d’assalto

25 Maggio 2021

Il primario Albani: «Negli ultimi tempi c’è un iper afflusso, chi non è grave vada dal medico curante» La Asl: con il lockdown si sono aggravati i quadri clinici e ci sono più ricoveri, ma mancano i posti letto

PESCARA. Ormai va avanti da qualche giorno. Al pronto soccorso c’è un «iper afflusso» di pazienti e se è vero che in alcuni casi, per questioni oggettivamente non gravi, si potrebbe evitare di intasare la struttura e rivolgersi ai medici di base, dall’altra si registrano molti arrivi di persone di una certa età che vanno ricoverate. «Una folla immensa», l’ha definita così, ieri pomeriggio, Alberto Albani, direttore dell’Unità operativa complessa Medicina e Chirurgia d’Urgenza, assicurando che il personale del pronto soccorso stava cercando di smaltire i casi, ed erano davvero tantissimi visto che poco prima delle 17 erano «80 i pazienti in lavorazione e 35 quelli in attesa». Tutte patologie non ricollegabili al coronavirus ma «molti anziani» da trattare. C’è una «forte pressione», ha spiegato Albani parlando della mole di lavoro da gestire, e l’hanno avvertita anche le persone che hanno dovuto attendere il proprio turno nei container esterni, nel piazzale o nel corridoio interno.
«Chi non ha niente dovrebbe rivolgersi ai medici curanti», dice Albani cercando di alleggerire la spinta sul pronto soccorso, visto che ieri anche chi ha avuto dei dolori al braccio dopo la vaccinazione ha chiesto aiuto a medici e infermieri . Il responsabile del pronto soccorso si rende conto, però, che l’attività dei medici di base è stata limitata «per problemi legati al Covid» per cui «sono stati presi da altro», ma continua a ritenere fondamentale l’azione del «territorio», inteso come strutture alternative all’ospedale.
Diverso è il caso di chi si presenta con una serie di scompensi e va ricoverato e i pazienti di questo tipo sono «molti». L’afflusso riguarda «tutte le branche», spiegano dalla direzione dell’ospedale, ma si avverte una «particolare sofferenza in Medicina e in Geriatria» ad assorbire i pazienti, cioè a ricoverare tutti coloro che hanno bisogno di essere seguiti. «Oncologia e Ematologia, invece, hanno sempre funzionato», anche nel periodo dell’emergenza legata alla pandemia. Indubbiamente il coronavirus ha rallentato l’emersione di tanti casi che si stanno manifestando in questi giorni. In molti, come spiegano dalla Asl, hanno preferito «attendere a casa», hanno evitato di raggiungere l’ospedale quando il numero di contagi era più alto e il virus faceva paura, così come spaventava uscire. In quel periodo era «limitata» anche l’azione dei medici di famiglia. Con il passare delle settimane, però, «il quadro clinico si è fatto più complesso, per cui chi arriva adesso in ospedale ha qualche problema in più, magari va ricoverato, e per questo i tempi di degenza si allungano rispetto a prima. Per fare nuovi ricoveri dobbiamo necessariamente dimettere, creare spazio, e infatti stiamo cercando i posti letto per i ricoveri», hanno assicurato ieri dalla direzione dell’ospedale. Proprio nelle ore pomeridiane, peraltro, si completano le dimissioni. L’accesso al pronto soccorso diventa l’unica chance, poi, se si pensa che «gli accessi alle Rsa sono limitati e l’assistenza domiciliare ha le sue difficoltà».
E il lunedì, poi, «l’iper afflusso» in ospedale, come viene definito dalla stessa Asl, si sente sempre in maniera maggiore e al pronto soccorso di Pescara lo sanno bene, perché il problema si presenta ciclicamente, specie nei periodi estivi. Le ripercussioni del Covid a livello sanitario si stanno avvertendo anche su altri fronti e l’effetto «accumulo» si registra non solo sui «ricoveri non-Covid ma anche sulle prestazioni da erogare» e prenotabili attraverso il Cup.