Omicidio Albi, la pistola svela i retroscena degli spari al bar

28 Aprile 2023

È la stessa arma rubata a una guardia giurata durante la rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti I due fatti sono certamente collegati e adesso la Procura vuole inchiodare l’assassino del 1° agosto

PESCARA. Il lavoro della polizia scientifica, effettuato sulla pistola ritrovata dalla squadra mobile di Pescara nella boscaglia di via Del Pantano, e che risulta essere con certezza quella usata per uccidere l’architetto Walter Albi e ferire l’ex calciatore Luca Cavallito, imprime una forte accelerazione all’inchiesta sull’omicidio della strada parco condotta dal procuratore Giuseppe Bellelli, dall’aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Andrea Di Giovanni.
Il fatto che la pistola portata via alla guardia giurata durante la rapina al Centro Agroalimentare di Cepagatti l’11 luglio del 2022, sia la stessa usata dal killer di Albi il 1° agosto successivo, diventa un elemento di primo piano per sistemare i tasselli del puzzle su quei due fatti di cronaca che hanno segnato l’estate scorsa. Quella pistola calibro 9,21, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti e supportata da riscontri testimoniali, è la stessa che uno dei rapinatori dell’Agroalimentare, Mimmo Nobile, volle tenere per sé dopo la spartizione del bottino, e ora diventa un macigno investigativo contro lo stesso Nobile, finito poi in carcere quale presunto esecutore materiale del delitto, accusato dallo stesso Cavallito e individuato con un riconoscimento vocale per la frase pronunciata prima di colpire di nuovo l’ex calciatore (salvo per miracolo) e Albi al tavolo del bar del Parco: «Questo è per te e per gli infami come te».
Un delitto che per la procura ha un mandante che risponde al nome di Natale Ursino, uomo di ’ndrangheta, apparso nel a Pescara attraverso la conoscenza che aveva avuto in carcere con Maurizio Longo, uno dei quattro rapinatori di Cepagatti. Ed è Longo che fa conoscere Nobile ad Ursino che con lui aveva qualche piccolo debito mentre, con Cavallito, uno sicuramente più grosso, da 150mila euro per questioni di partite di droga. Ursino, scarcerato dai giudici del Riesame per mancanza di prove chiare e utili a dimostrare il rapporto tra mandante e killer, per gli inquirenti resta comunque il personaggio chiave dell’inchiesta. È vero che Cavallito non ha mai individuato il calabrese come mandante, sfumando il suo ruolo, ma è anche vero che alcuni elementi raccolti dagli inquirenti portano a ipotizzare il peso della forza intimidatoria di Ursino. Perché Cavallito, che insieme ad Albi stava stringendo con il calabrese un “affare” importante (trasporto di droga o addirittura il trasferimento di un latitante con la barca di Albi in Australia), sarebbe arrivato ad offrire a Ursino la sua casa pur di uscire da quel tunnel di cui aveva intuito la pericolosità, se non per il timore della sua vita. La procura sta ora rimettendo in fila tutti gli elementi per arrivare, con ogni probabilità, a chiedere una nuova misura cautelare per il calabrese. Anche il fatto che la polizia ritrovò nel cassonetto dell’immondizia davanti a casa di Nobile, una ricetta medica del padre di Ursino, per gli inquirenti, sarebbe una ulteriore dimostrazione del rapporto tra i due. L’esame dei telefonini e dei supporti informatici sequestrati a Nobile e Ursino il giorno dell’arresto (oggetto di esame di un perito della procura), potrebbe fornire altri elementi utili alle indagini, anche se il calabrese utilizzava cellulari criptati per interloquire con i suoi nuovi “amici”. E poi c’è quella telefonata che il giorno dell’agguato intercorse tra Ursino e Albi e Cavallito che erano seduti al bar in attesa del calabrese che stava ritardando il suo arrivo. Perché Ursino avrebbe dovuto dire che sarebbe arrivato a minuti quando il suo telefonino era stato individuato a Roma in quello stesso istante? Ma a quell’appuntamento, dove Ursino sarebbe dovuto andare con un amico per portare a Cavallito orologi preziosi da piazzare nel Pescarese, arrivò solo il killer che esplose prima dei colpi da fuori il cortile del bar per poi entrare e finire Albi e Cavallito, per sua fortuna sopravvissuto.
E rivedendo le immagini della telecamera del bar, Cavallito disse: «È lui, Nobile, lo riconoscerei fra mille per come si muove».