Ordigno davanti alla porta Esplosione dentro il palazzo

Finestre in frantumi, ascensore rotto e panico tra gli inquilini scesi in strada
PESCARA. Una bomba carta, o degli artifici pirotecnici, o forse qualcosa di diverso. Non è stato ancora chiarito cosa sia esploso l’altra notte in un condominio di via Carlo Alberto Dalla Chiesa numero 3. Davanti a uno degli appartamenti del secondo piano è deflagrato un ordigno, o un congegno non meglio identificato, per ora. Una esplosione talmente forte che ha creato danni in tutto il palazzo, con porte scardinate e finestre in frantumi, da sostituire, oltre a un cratere (20 centimetri per 20), davanti a quell’uscio. Saranno gli artificieri e la polizia scientifica a lavorare sul materiale recuperato ieri mattina dopo quel boato che ha svegliato e terrorizzato tutti i residenti e che in un primo momento è stato ricondotto al crollo del vano ascensore.
La dinamica dell'accaduto non è stata subito chiarissima ma, con il passare delle ore, si è scoperta la verità. O meglio, una parte di verità. Questi i fatti, ricostruiti da chi c’era.
ORE 2,30: IL BOATO. Sono le 2,30 quando si sente il boato. «C’è stata un’esplosione», dice la segnalazione arrivata a vigili del fuoco, 118 e polizia. Il civico 3 viene raggiunto da uomini e mezzi in quantità, e la prima urgenza è rappresentata dagli inquilini dei 21 appartamenti (probabilmente uno era vuoto) del palazzo di sette piani: gli alloggi vengono liberati tutti, gli occupanti vengono accompagnati in strada, scendono le scale al buio, tra la fuliggine, i pezzi di vetro e i detriti che si sono accumulati sui gradini, e tutti si interrogano sull'origine di quel botto fragoroso. Si pensa che si sia staccata la cabina dell’ascensore, che potrebbe aver schiacciato qualcuno, ma ben presto questa ipotesi viene esclusa perché i danni all’appartamento del secondo piano parlano chiaro: quel cratere a terra, davanti alla porta rimasta bucata e una porzione del solaio finito a terra, con gli infissi rotti, rimettono tutto in discussione.
TUTTI IN STRADA. La notte, per gli inquilini, trascorre in strada, dove sono scesi tutti, compresi gli occupanti dell'alloggio al secondo piano, una coppia con quattro figli (il capofamiglia è di origine rom). Prima di far rientrare tutti a casa, i vigili del fuoco si preoccupano di eseguire una serie di passaggi: e cioè disattivano l’alimentazione elettrica che fa funzionare l’ascensore, ispezionano tutti gli spazi per accertare eventuali danni strutturali, collaborano con il personale di Ambiente per rimuovere vetri e calcinacci, visto che il boato ha rotto tutte le finestre delle scale, ad eccezione di quelle del sesto e settimo piano (poi transennate).
LE INDAGINI DELLA POLIZIA. La polizia si occupa del resto. Il primo intervento è affidato alla squadra volante (diretta da Paolo Robustelli) che ascolta subito alcune persone, mentre le indagini sono affidate alla squadra mobile (diretta da Dante Cosentino) che dovrà cercare di risalire al responsabile di questo gesto, e soprattutto, individuare un movente. In quel palazzo vivono alcune persone già note alle forze dell'ordine, ma tutte hanno detto di non aver ricevuto minacce. In particolare, l’attenzione si è concentrata sull'inquilino del secondo piano che si è ritrovato con la porta blindata da buttare, per capire chi possa avercela tanto con lui.
Telecamere non ce ne sono e neppure testimoni per cui le uniche risposte, per ora, possono arrivare dagli artificieri e dalla polizia scientifica, che hanno lavorato nel palazzo per recuperare quanti più elementi possibili.
ARRIVA IL COMANDANTE. E sempre in mattinata i vigili del fuoco sono tornati nello stabile per un sopralluogo a cui ha preso parte il comandante, Daniele Centi.
TUTTO DISTRUTTO. Il Comune, proprietario dell'immobile, ha subito fatto eseguire i sopralluoghi per valutare i danni alle porte degli appartamenti (alcune sono da sostituire) e alle finestre dell'androne e delle scale oltre che all'ascensore, che al momento non è fruibile e avrebbe subito danni proprio dalla deflagrazione. Dall'assessore Isabella Del Trecco è arrivato un messaggio di «solidarietà e vicinanza agli inquilini» per un episodio che «va condannato». Ai residenti di questo condominio è stata chiesta «pazienza», perché «il momento è difficile e le nostre energie e risorse sono concentrate sull'emergenza coronavirus».
LA TESTIMONE. Intanto il panico di una notte difficile da dimenticare riemerge nelle parole di un’inquilina che chiede di rimanere anonima. «Eravamo spaventati», racconta, «ci hanno fatto uscire di casa, e non è stato facile per chi ha un disabile in famiglia. Anzi, due persone che non si muovono sono state costrette a rimanere nei rispettivi appartamenti. Siamo scesi in pigiama e ciabatte, e siamo rimasti in strada fino alle 5 del mattino. Mentre scendevo le scale, illuminate solo dalle torce, vedevo dei pezzi di vetro piuttosto grandi, per via delle finestre rotte. Ci hanno detto che poteva essere successo qualcosa all'ascensore ma le porte si aprivano, non poteva essere quello. Poteva accadere qualcosa di più grave, e non sarei stata qui a raccontarlo».
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