Oscar, l’eroe abruzzese di 17 anni Legnini: ricordarlo è un dovere

28 Gennaio 2019

SULMONA. Ricordare Oscar Fuà, eroe abruzzese ucciso a 17 anni, è un dovere che Giovanni Legnini ha sentito di compiere ieri alle 8.30 partecipando a una commemorazione che si è svolta a Sulmona nel...

SULMONA. Ricordare Oscar Fuà, eroe abruzzese ucciso a 17 anni, è un dovere che Giovanni Legnini ha sentito di compiere ieri alle 8.30 partecipando a una commemorazione che si è svolta a Sulmona nel giorno della Memoria. «Coltivare la memoria è l'unico antidoto al ripetersi di orrori come quelli del genocidio e dei campi di sterminio. E ci ricorda che occorre combattere i rigurgiti di razzismo e di intolleranza che ancora oggi si manifestano in modo evidente», dice il candidato presidente alla Regione Abruzzo, mentre si incammina verso il “Campo 78”, luogo di concentramento e dolore che si trova in località Fonte d'Amore, tra Sulmona e Badia, e da dove partirono due convogli di prigionieri diretti ai campi di sterminio di Dachau.
Nel luogo della memoria Legnini viene accompagnato da Luciano Fuà, fratello di Oscar, il giovanissimo ebreo perseguitato per le leggi razziali che si unì alla Resistenza della Brigata Maiella e perse la vita nella lotta di liberazione.
Si commuove fino a perdere la voce, Luciano, mentre ricorda Oscar: «Era giovanissimo quando decise di seguire la Brigata Maiella fino a Brisighella (in provincia di Ravenna, ndr) dove il 4 dicembre del 1944 fu colpito a morte durante uno scontro». Ed è qui che l’emozione domina sui ricordi. Luciano fa una pausa, poi raccoglie le parole e riesce appena a dire: «17 anni, è una cosa che fa emozionare».
Accanto a lui c’è anche Francesco Di Felice, di Vittorito, il più giovane candidato delle otto liste che appoggiano Legnini. Non è un momento elettorale ma di riflessione profonda. Francesco è giovane come lo era Oscar, non ha potuto conoscerlo, naturalmente, ma in comune hanno l’impegno civile. Un’empatia che va oltre il tempo. «Il Campo 78 è una testimonianza terribile di quei tempi oscuri che non dobbiamo mai dimenticare», dice. «Mi sono emozionato durante la mia visita, in rigoroso silenzio, a osservare un luogo della vergogna che purtroppo tanti miei coetanei neppure conoscono. Ho 22 anni e i massacri della Seconda Guerra Mondiale li ho solo studiati sui libri. Ma nella mia famiglia, mio nonno Francesco, maresciallo dei carabinieri, fu deportato in Germania, una delle milioni di persone che subirono le sevizie del Nazismo e della guerra. Mio nonno è stato una testimonianza di quegli orrori, ritornò a casa dopo un lungo calvario e ricominciò a vivere, costruendo la sua famiglia ma senza mai dimenticare. Perché nulla va dimenticato!», esclama Francesco che, nonostante l’età, è già ingegnere. «Non voglio un Abruzzo piegato a logiche razziste», aggiunge, «non voglio un Abruzzo divorato o sottomesso da discutibili politiche nazionali che mirano a creare ghetti o regioni di smistamento di poveracci, senza pensare a un minimo di integrazione».
A raccontare la storia del Campo 78 e di Fuà non solo il fratello Luciano ma anche Mario Setta, cofondatore dell'Associazione “Il Sentiero della Libertà”, e lo storico Edoardo Puglielli, autore di “Oscar Fuà: patriota della Brigata Maiella”. «Il sacrificio di Oscar è ancora oggi un esempio per tutti», chiude Legnini che ricorda, con gli altri, anche Michele Del Greco, il pastore che dopo l’8 settembre ’43, collaborò con la Resistenza dando aiuto ai prigionieri fuggiti dai campi di concentramento. Ma fu catturato dai tedeschi e fucilato nel carcere di Badia dove oggi c’è una targa che ricorda il suo sacrificio per la libertà.