Palazzo pericolante di dieci piani: bloccati i lavori di demolizione
Manca un decreto del Comune per l’assegnazione ai condomini dei fondi statali per la ricostruzione Così l’apertura del cantiere, prevista per la fine della scorsa estate, viene rinviata ancora una volta
PESCARA. Il palazzo di dieci piani in viale D’Annunzio 259-261, sgomberato sette anni fa per il pericolo di crollo, è ancora lì al suo posto. La sua demolizione, annunciata per settembre dell’anno scorso, non è stata ancora avviata. I lavori continuano a subire rinvii su rinvii. Il motivo? Stando a quanto riferito dai tecnici incaricati dai condomini, mancherebbe un decreto del Comune per l’assegnazione al condominio dei contributi erogati dallo Stato per la ricostruzione post sisma. Decreto che, ad oggi, non sarebbe stato ancora emanato.
Si tratta dell’ennesima beffa per i proprietari dei 33 appartamenti e dei 6 negozi, costretti nel 2013 a lasciare in fretta e furia le loro abitazioni e i locali commerciali a causa dell’accentuata instabilità dell’immobile. Il palazzo dovrà essere abbattuto e ricostruito e ci vorranno circa due anni per terminare il lavoro, che si preannuncia alquanto difficile. Soprattutto per la demolizione dell’enorme edificio che si affaccia su un’arteria stradale ad alto scorrimento.
Il contributo assegnato dallo Stato, del resto, non è di poco conto. Si tratta di 1.912.968 euro, da ripartire tra i vari condomini, per coprire circa un terzo delle spese per la demolizione e la ricostruzione. Spese che ammontano, secondo alcuni calcoli, a circa 7 milioni di euro.
I proprietari si sono visti assegnare il contributo dopo una lunga battaglia legale, iniziata nel 2013 nel peggiore dei modi, ossia con il diniego, da parte dell’allora direttore del dipartimento Attività tecniche del Comune, di ammissibilità alla procedura della richiesta dei fondi avanzata dai condomini. Nel 2015, la richiesta venne finalmente inoltrata, ma l’Ufficio per la ricostruzione la bocciò sostenendo che non ci fossero i requisiti per accogliere l’istanza. Nel 2016, il condominio fece ricorso al Tar per richiedere una nuova perizia tecnica. Infine, nel novembre 2018, la notizia dell’ammissione al finanziamento.
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