Pandemia, calo solo apparente: meno tamponi abbassano i casi

29 Aprile 2023

Crescono sia i ricoveri sia l’indice di positività: il ministro Schillaci firma l’ordinanza sulle mascherine Dal 1° maggio obbligo in ospedale solo nei reparti con i fragili, per gli altri decide la direzione sanitaria

PESCARA. Sono 973, di cui 301 reinfezioni, i nuovi casi di Covid-19 accertati in Abruzzo tra il 22 e il 28 aprile. Ma il calo, seppure lieve, rispetto alla settimana precedente, è solo apparente. Il dato infatti non può prescindere dal numero molto più basso di tamponi eseguiti che dai 10.753 sono scesi a 8.366. E la prova che la pandemia continua la sua risalita è dimostrata dall’indice di positività (rapporto casi/tamponi) che, in sette giorni, è cresciuto da 9,81% a 11,63%.
Così vanno letti i dati del nuovo bollettino diffuso ieri dall’assessorato regionale alla Sanità. A sfuggire maggiormente al tracciamento sono i giovani under 20 che si ammalano di Covid. Ne sono stati scoperti solo 34 in una settimana: un dato assolutamente poco credibile.
GUARDIA ALTA.
Ecco perché uno dei maggiori esperti abruzzesi di Covid, il professor Giustino Parruti, oltre a confermare al Centro questa chiave di lettura dei numeri della pandemia, invita a tenere molto alta la guardia. Sono quattro i decessi recenti (di età compresa tra 75 e 91 anni), e non è una coincidenza che le terapie intensive si siano svuotare dello stesso numero di pazienti. Mentre salgono a 97 i pazienti (+27), ricoverati in area medica.
IL MINISTRO SCHILLACI.
In questo clima, comune a quasi tutte le Regioni, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha firmato ieri l’ordinanza sulle mascherine che sarà valida fino al 31 dicembre e sostanzialmente si basa sulla cautela. Dal 1° maggio l'obbligo di indossare i dispositivi di protezione negli ospedali resterà valido all'interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura. Negli altri reparti sarà la Direzione sanitaria a decidere, così come negli ambulatori e negli studi medici. Ma è difficile immaginare che i vertici degli ospedali e i liberi professionisti si espongano a responsabilità personali e penali annullando l’obbligo.
ECCO L’ORDINANZA.
L'articolo 1 stabilisce che «è fatto obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture sanitarie all'interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura, identificati dalle direzioni Sanitarie delle strutture sanitarie stesse». L'obbligo, prosegue l'ordinanza, «è esteso ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti».
Negli altri reparti e nelle sale di attesa, «la decisione sull'utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie da parte di operatori sanitari e visitatori resta alla discrezione delle direzioni sanitarie, che possono disporne l'uso anche per tutti coloro che presentino sintomatologia respiratoria».
AMBULATORI MEDICI.
L'uso della mascherina negli ambulatori medici «resta alla discrezione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta», si legge nell'ordinanza.
«Non hanno l’obbligo di indossare il dispositivo di protezione delle vie respiratorie – prosegue l'ordinanza – i bambini di età inferiore ai sei anni; le persone con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché le persone che devono comunicare con una persona con disabilità in modo da non poter fare uso del dispositivo».
TAMPONI- PRONTO SOCCORSO.
Infine la decisione sull'esecuzione di tamponi diagnostici per l'accesso ai Pronto soccorso «rimessa alla discrezione delle Direzioni sanitarie e delle Autorità regionali».