Parruti avverte gli abruzzesi: in giro ci sono molti asintomatici

15 Maggio 2020

L’infettivologo risponde alle domande di Rete8 e traccia il punto della situazione sull’emergenza «Pescara, Montesilvano e Penne restano ancora zone a rischio. Usare sempre le mascherine»

PESCARA. «Gli asintomatici sono il principale rischio di una nuova ripresa dei contagi». Ne è convinto il professor Giustino Parruti, ospite ieri sera su Rete8 della trasmissione “Pronto Medicina facile”, dove ha tracciato il punto della situazione sull’emergenza Covid in Abruzzo. Il direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara ha risposto alle domande del giornalista Paolo Castignani e dei telespettatori, parlando di tamponi, test sierologici, cure e dei possibili rischi di ripresa del contagio. Professor Parruti, per gli abruzzesi è il momento del senso di responsabilità?
«Portare la mascherina non è facile. È stancante, è qualcosa di impegnativo. Ma dobbiamo ricordarci che in Abruzzo la circolazione del virus è stata la più alta del centro-sud in Italia. Per questo, abbiamo un numero di portatori asintomatici elevato. Se abbasseremo la guardia, la possibilità di una ripresa del contagio sarà alle porte. La mascherina è il primo strumento per mettere in sicurezza i nostri rapporti sociali. La mascherina è invulnerabile e blocca qualsiasi possibilità di trasmissione dall’asintomatico».
La situazione adesso è sotto controllo? È aumentata la conoscenza?
«Innanzitutto, va detto che il virus non si è modificato. Non è il suo decadimento, quindi, quello che sta segnando le connotazioni attuali dell’epidemia. I buoni risultati sono effetto di quello che abbiamo fatto. La capacità della nostra popolazione di limitarsi nella propria attività di movimento e di libera relazione è stata eccezionale. Questo ha determinato l’interruzione per sei settimane di una dinamica dei contagi molto impattante. A questo si deve aggiungere, poi, il lavoro della scienza. Un uso diffuso degli anticoagulanti e delle terapie immunomodulanti ha determinato un calo di transiti di pazienti in terapia intensiva».
Ci sono in giro, però, ancora molti portatori asintomatici.
«Sì, e sono il principale rischio di una ripresa dei contagi. Sono persone che con la loro immunità naturale riescono a confinare il virus in rinofaringe nella stragrande maggioranza nei casi. E, soprattutto, sono persone che spesso non sviluppano nemmeno gli anticorpi. Hanno un’immunità naturale che confina l’infezione senza una presenza diffusa nel corpo. Il virus rimane lì confinato per settimane. È questo il grosso pericolo».
Limitare i tamponi solo a chi ha i sintomi è un errore?
«Se vogliamo dare forza alla fase 2, è necessario aumentare il numero di test per essere sicuri che in certe situazioni non ci sia esposizione eccessiva. Questo non significa fare tamponi a tappeto. Il tampone dev’essere mirato nella ricerca attiva del portatore asintomatico tutte le volte che i normali strumenti di contenimento, come il lavaggio delle mani, l’uso della mascherina o il distanziamento, non possono essere usati in modo sistematico».
Sono più utili i tamponi o i test sierologici?
«Molti asintomatici, come detto, non sviluppano anticorpi. I test sierologici, dunque, rispetto all’interruzione della circolazione del virus, non hanno la stessa forza del tampone. Per tracciare la diffusione del virus in una popolazione, considerando la presenza degli asintomatici, serve il tampone. Il test sierologico sarà utile perché ci darà la misura di quanto la popolazione è diventata potenzialmente immune».
Come si spiega il “caso Pescara”?
«Pescara è una città affollata e ha strette relazioni sociali, quindi favorisce la diffusione dei portatori asintomatici. Poi ha una popolazione anziana molto concentrata negli ambiti di cura e rapporti commerciali e industriali molto intensi con la Lombardia. C’è un ultimo aspetto da tener conto: Pescara ha avuto il sistema ospedaliero più sovraffollato d’Abruzzo».
Pescara potrebbe essere un focolaio esplosivo?
«Insieme a Montesilvano e Penne, è la zona d’Abruzzo che ha il più alto tasso di portatori asintomatici residuali. Ecco perché dobbiamo stare attenti».
Si può evitare nei luoghi non frequentati l’uso della mascherina?
«Il buonsenso non ha mai limiti. Quando siamo da soli, non possiamo né far danno né riceverlo: la mascherina in questo caso si può tranquillamente togliere. Se ci troviamo nelle vicinanze di altre persone, invece, va sempre utilizzata. Portare la mascherina per finta, però, non è utile. Indossarla sotto il naso è incomprensibile: si fanno ancora più danni. Il comandamento principale è un buon utilizzo della mascherina. I guanti possono essere utili in alcune circostanze, come in un supermercato quando devo fare gli acquisti e toccare gli scaffali. Se uso i guanti senza un uso corretto della mascherina, non ottengo un beneficio sostanziale».
A che punto siamo con le cure?
«È stato utile somministrare il Tocilizumab sotto cute con un protocollo ben definito: da quando è stato introdotto, abbiamo imbroccato una strada giusta e abbiamo deciso di utilizzarlo su una frazione importante dei nostri assistiti: solo 9 dei 76 pazienti a cui è stato somministrato sono andati in progressione. Anche il vecchio cortisone, reintrodotto al momento giusto, ha bloccato lo stato infiammatorio ed è risultato utile. L’utilizzo degli anticoagulanti ha mostrato di poter essere di grosso aiuto rispetto alla connotazione più pericolosa di questo virus».
PROGETTO NOEMI. La Onlus Progetto Noemi donerà oltre 200 mascherine Ffp2 a oltre cento famiglie di bimbi affetti da disabilità grave. Lo fa sapere Andrea Sciarretta, presidente dell'associazione e papà di Noemi, bimba di 7 anni di Guardiagrele affetta da Sma1.
©RIPRODUZIONE RISERVATA