Passeri, il genio delle 7 note che costrinse la polizia a caricare la folla impazzita

Direttore d’orchestra di Pianella, creò una band e conquistò l’America I suoi concerti facevano l’esaurito, ma a Philadelphia scoppiò il caos
Amedeo Aliberto Egildo Passeri nacque a Pianella in via Municipale, il 6 gennaio del 1889, da Francesco (“calzolaio”) e Maria Vincenza Ferri (“donna di casa”). I suoi genitori si sposarono a Pianella il 16 agosto del 1888.
Fin da piccolo, Amedeo mostrò una straordinaria ed indiscutibile attitudine per le sette note. Questo indusse il padre ad affrontare qualsiasi sacrificio pur di consentirgli di studiare musica. Non c’era strumento che Amedeo non imparasse, nell’immediato, a fare suo e che, subito dopo, suonasse con incredibile bravura (la “cornetta” era però la sua preferita). A soli dieci anni iniziò a comporre brani musicali. Insomma, un vero “bambino prodigio”.
Inizialmente, si cimentò con varie piccole bande locali e infine con quella di Pianella, il suo paese, i famosi “I Diavoli Rossi”. Ma quella maestria non poteva e non doveva rimanere soffocata dalla vita di provincia. E allora, a soli 17 anni, decise di tentare la fortuna negli Stati Uniti.
Arrivò a Ellis Island a bordo della nave “Lombardia” nel 1906. Gli bastò poco tempo in America per farsi conoscere e apprezzare. Iniziò subito a suonare in importanti bande e contestualmente a dirigere bande “italiane”.
Ben presto cominciarono ad arrivare importanti proposte. Intorno a lui, che era abilissimo nel riuscire a promuovere la propria immagine, nacque la leggenda del “più giovane e grande maestro al mondo” (quando diresse la sua orchestra per una stagione al Woodland Gardens di Chicago).
Capelli lunghi, eccentrico, spaccone e molto amato dalle donne (occhi marroni e capelli castani, un peso di 67 kg per 1,67 di altezza), Amedeo Passeri amava dire «sono io il più bravo direttore d’orchestra». Questo divise il pubblico in due fazioni: c’era chi lo adorava e chi invece lo contestava. Ma in breve tempo riuscì a dimostrare a tutti che bravo lo era davvero e anche i critici e i giornali del tempo dovettero prenderne atto.
Creò una sua propria orchestra, la “Passeri and his concert band”, e con questa si esibì in tutti i più importanti teatri americani, proponendo e valorizzando soprattutto la musica e le opere italiane. Si esibì, tra l’altro, al Belmont Mansion-Fairmount Park di Philadelphia; all’Ocean City di New Jersey, all’Ocean View Park di Norfolk e al Garden Pier di Atlantic City. Nel 1929 sperimentò le presentazioni vocali e strumentali per la “Baird Television” di Londra. Tra le sue composizioni troviamo “American Drive” (1917), “Joyous Love” (1918), “Characteristic Waltz” (1919), “Orientate” (1920) e “Inspiration” (1921).
Il passo più importante lo fece, qualche anno dopo, promuovendo la nascita della “New York Grand Opera Company” di cui per lunghi anni fu direttore. Ne fece una orchestra itinerante che regolarmente faceva il tutto esaurito. Restano memorabili, in particolare, due date. La prima quando il 14 maggio del 1934 diresse la “Carmen” all’Academy of Music di Philadelphia. I biglietti erano già stati venduti da tempo e la polizia fu costretta a caricare la folla (erano arrivati anche da molto lontano) che, sprovvista dei tagliandi, voleva comunque entrare. Solo l’intervento di Amedeo Passeri, che promise loro una immediata replica, riuscì a evitare il peggio. La seconda fu a Boston, il 14 settembre del 1939, quando al “Boston Opera House” per “La traviata” da lui diretta, si registrò un incasso record.
Poi Amedeo Passeri scoprì il cinema, ne fu attratto e naturalmente ben remunerato e divenne direttore musicale per le più note case cinematografiche. Incise un’infinità di dischi e si dedicò anche all’insegnamento. Una curiosità che aiuta a capire il livello, anche economico, raggiunto da Amedeo Passeri: alla fine degli anni intentò contro un impresario, per una serie di concerti mai pagati, una causa per una cifra di addirittura 200mila dollari.
Assai sensibile alla causa dei più deboli, non disdegnò esibizioni gratuite soprattutto per associazioni di abruzzesi. Sposò il 12 febbraio del 1922 Bertha dalla quale ebbe un figlio, Vincent, nato nel 1923. Amedeo Passeri morì nel marzo del 1970 in New Jersey.

